7.5
- Band: CADAVER
- Durata: 00:42:43
- Disponibile dal: 25/04/2025
- Etichetta:
- Listenable Records
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Cosa succede quando una band recupera brani lasciati nel limbo per oltre trent’anni? Nel caso dei Cadaver, il risultato è “Hymns of Misanthropy”, un album che riporta alla luce il loro lato più crudo, tecnico e spigoloso.
Siamo davanti a una piccola sorpresa per gli amanti del death metal dei primi anni Novanta. Non sappiamo quanto la genesi di “Hymns…” sia stata romanzata per renderla più invitante in sede promozionale, ma pare che la base di questo materiale risalga grosso modo al 1991, quindi al periodo tra il primo e il secondo album del gruppo, nel quale i norvegesi registrarono diversi demo poi rimasti inutilizzati. Nel 2024, il leader Anders Odden ha riesumato questi nastri, mettendosi poi alacremente al lavoro per completare quello che a tutti gli effetti è un disco di inediti rimasto nell’ombra per decenni.
Al di là della natura della narrazione, è abbastanza evidente come il carattere del sound di questa nuova opera sia effettivamente in linea con i primi lavori della band, la quale oggi si è persino riunita in una line-up vicina a quella originale – Anders Odden alla voce e chitarra, Ole Bjerkebakke alla batteria e voce, Eilert Solstad al basso – così da rendere piena giustizia a queste canzoni parzialmente scritte ai tempi.
Ascoltando l’album, siamo in effetti davanti a un death metal sghembo e ricercato a livello tecnico, che sembra allineato, almeno a tratti, con quello poi incluso nel classico “…in Pains” del 1992. Si ritorna quindi a un suono che può anche essere descritto come un ibrido di Death, Atheist e Voivod, con in più, a fare capolino ogni tanto, quella surreale vena avantgarde (e vagamente black) che solo veterani del panorama norvegese come quelli in questione sanno escogitare.
Una produzione molto organica e decisamente azzeccata per il sound proposto fa da cornice a un lotto di brani in cui si rivedono tutti gli elementi cardine dei Cadaver più amati – ovvero quelli dei lontani inizi – con quell’andatura sincopata a suggerire puntualmente cambi di scenario e registro, per un ascolto avvincente che lascia soddisfatti sia quando la proposta si fa velenosa e lineare, seguendo vagamente le cavalcate di uno “Human”, sia quando la matrice techno/prog si fa più vistosa e intraprendente, regalando degli avvitamenti ritmici e delle fasi di sospensione che appunto aprono a soluzioni poco prevedibili, dove la chitarra lavora in maniera più sottile ma non per questo meno tagliente.
Il merito principale di “Hymns of Misanthropy” sta dunque nel riuscire a bilanciare l’attitudine spontanea del primo death metal con una scrittura più attenta ai dettagli, il tutto sorretto da un’esecuzione di alta qualità. In quest’occasione, Odden e compagni mettono infatti in mostra un affiatamento che va oltre la semplice nostalgia, riuscendo a esprimere un trasporto tangibile lungo tutta la tracklist, come se il trio avesse compiuto un viaggio all’interno di una macchina del tempo che non si limita a replicare, ma che riesce ad amplificare lo spirito dell’epoca.
In generale, non siamo ovviamente davanti a un disco capace di spodestare “…in Pains” – l’ispirazione e l’impatto innovativo di quel disco oggi non sono così semplicemente replicabili – tuttavia questa operazione di recupero di materiale apparentemente risalente al 1991 si traduce in un interessante colpo di coda per una band che, dalla sua ultima reunion del 2010, aveva un po’ faticato a ingranare completamente. Con pezzi come “Maltreated Mind Makes Man Manic”, “Sunset at Dawn” o “From the Past”, i Cadaver rimescolano le carte, offrono una nuova prospettiva sul loro operato e ritrovano chiarezza espressiva, rilanciando una carriera nel modo più inaspettato.
