CADAVER – …in Pains

Pubblicato il 01/09/2025 da
voto
8.0
  • Band: CADAVER
  • Durata: 00:44:53
  • Disponibile dal: 14/09/1992
  • Etichetta:
  • Earache

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Nel contesto storico della musica estrema norvegese, un personaggio come Anders “Neddo” Odden può essere considerato senza dubbio uno dei padri fondatori della scena.
Al netto delle sue collaborazioni in sede live e studio con gruppi quali Satyricon e Apoptygma Berzerk, fino ad arrivare ai Celtic Frost dell’era “Monotheist”, la sua attività musicale inizia a metà degli anni Ottanta con una serie di band minori, tra cui i Baphomet, dalle cui ceneri si formerà, nel 1988, quella che viene considerata la prima band norvegese di death metal vero e proprio.
Se escludiamo i Mayhem antecedenti a “Deathcrush”, che barcollavano tra il black primitivo dei Venom e il thrash teutonico, i Cadaver sono di fatto il primo esempio in terra norvegese di uno stile di musica estrema, che sfocerà ben presto nel death metal fatto e finito.
L’ottimo ma ancora acerbo debutto “Hallucinating Anxiety” (il primo vero album del genere in Norvegia), esce nel 1990 in coppia con “Dark Recollections” dei Carnage (altro lavoro seminale, per la scena svedese questa volta) sotto l’egidia della Necrosis Records di Bill Steer, e vede la band intraprendere le vie di un death metal grezzo e influenzato dal grindcore britannico (Carcass in primis), diretto ma già con qualche traccia di quell’originalità che farà da fondamenta per un suono personale e unico.

Due anni dopo, “…in Pains”, pubblicato questa volta dall’Earache, rappresenta un passo in avanti di dimensioni enormi in termini di scrittura, produzione e originalità, risultando quello che è – ancora ad oggi – il vero capolavoro della band, nel contesto di una discografia che non ha mai visto punti deboli.
I brani diventano precisi e suonati in maniera impeccabile, le atmosfere si fanno morbose ed inquietanti, e Anders si dimostra un chitarrista dallo stile unico, in grado di coniugare la scuola thrash classica con quella più avanguardistica dei Voivod, attraverso la modernità (il tutto ovviamente contestualizzato a quegli anni) dei Death, forse l’influenza principale di questo lavoro.
Ma bollare “…in Pains” come una copia di “Spiritual Healing” sarebbe errato e riduttivo, vista la presenza di brani che splendono di un’originalità marcata, soprattutto per l’uso delle dissonanze (e qua si torna ai Voivod), di velocità mai elevate e soluzioni ritmiche spiazzanti e, spesso, fuori dai canoni del genere.
Cosi come fuori dai canoni è la scelta di sostituire il basso con il contrabbasso, suonato da Eilert Solstad (rientrato di recente in formazione), che dona un ulteriore livello di originalità all’insieme, con giri di basso fretless fluidi e dal sapore jazz.
L’asticella dell’ispirazione si alza ulteriormente con la presenza di parti suonate con l’archetto di “In Distortion” o completamente pulite come “The Misanthrope”, in cui ci si avvicina ai primi Morbid Angel.

Basta comunque la traccia di apertura “Bypassed”, per far capire che i Cadaver viaggiano su binari alternativi, tra chitarre dissonanti che si avvolgono a giri di basso cervellotici e stop’n’go ritmici che disorientano l’ascoltatore, ma sempre con un occhio di riguardo al groove.
“Mr. Tumour’s Misery” è forse il brano più suonato dal gruppo dal vivo, ma ogni episodio del disco è, a suo modo, un piccolo microcosmo perfettamente bilanciato tra il classico e lo ‘strano’, che li avvicina per certi versi a gruppi come Disharmonic Orchestra, seppur rimanendo negli schemi più rigidi del death metal classico.

Con una carriera che ha raggiunto una certa stabilità solamente negli ultimi anni, minata da lunghi periodi di silenzio e addirittura cambi di nome (Cadaver Inc), i Cadaver si posizionano come una realtà trasversale del panorama death mondiale, ma anche come un punto fermo per quello che riguarda una scena, quella death metal norvegese, che ha sempre vissuto all’ombra del black metal, mancando l’appuntamento per un’evoluzione a livello di quella dei cugini svedesi.
In tale contesto, un disco come “…In Pains”, che condivide anno di pubblicazione e label con mostri sacri ingombranti come “The Forth Crusade” dei Bolt Thrower, “Thresholds” dei Nocturnus e “Utopia Banished” dei Napalm Death, guadagna ancora più credito, tanto da meritarsi un posto accanto ai quei grandi lavori del genere.

TRACKLIST

  1. Bypassed
  2. Mr. Tumour's Misery
  3. Into the Outside
  4. Blurred Visions
  5. Runaway Brain
  6. Inner Persecution
  7. In Distortion
  8. The Misanthrope
  9. Ins-Through-Mental
  10. During the End
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