7.0
- Band: CAEDES CRUENTA
- Durata: 01:30:44
- Disponibile dal: 30/04/2026
- Etichetta:
- Zombi Danz Records
Dopo cinque anni di silenzio, i Caedes Cruenta riemergono dalle ombre con Ὅρκος Ἐκλεκτῶν, opera quarta e dichiarazione d’intenti che non conosce mezze misure: oltre novanta minuti di durata, dodici tracce e l’architettura di un doppio album che si impone come rituale lungo e abrasivo. Insomma, non un ritorno pensato per conquistare nuovi adepti con facilità, ma, al contrario, un giuramento rivolto a chi già conosce il linguaggio ruvido e ieratico del black metal ellenico di un tempo. Fin dai primi minuti si avverte, come al solito, la continuità con una tradizione ben precisa, quella scolpita nei primi anni dei Rotting Christ, qui evocati sia tramite qualche omaggio – vedi in primis l’attacco di “The Night of Metamorphosis, Part I (Werewolf’s Condemnation)” – sia per antica affinità spirituale. Riff taglienti come lame cerimoniali, strutture ampie che si aprono e richiudono come templi in rovina, e un uso delle tastiere che non addolcisce mai davvero, ma vela il tutto con un’aura funebre e rituale. È un black metal che avanza, grava, insiste, senza mai correre a caso.
Dentro questo impianto, i Caedes Cruenta inseriscono anche altre sfumature, magari non subito evidenti, ma certo utili a conferire un taglio più dinamico alla tracklist. La scelta di reinterpretare “Angel of Disease” dei Morbid Angel, ad esempio, non cambia gli equilibri del disco, ma funziona come sigillo: una dichiarazione di fedeltà a un’estetica old school, viscerale e senza abbellimenti, lontana da certe derive più folkloristiche, quasi ‘festaiole’, del repertorio contemporaneo del gruppo di Sakis Tolis. Il punto è proprio questo: Ὅρκος Ἐκλεκτῶν non vuole sedurre, vuole assorbire. Le composizioni si allungano, si deformano, si richiudono su se stesse come corridoi di pietra. Alcuni episodi superano i dieci minuti, costruiti su stratificazioni lente, su cambi di registro che non esplodono mai davvero in modo gratuito ma seguono una logica interna esplicitamente narrativa. Le chitarre alternano attacchi sferzanti e digressioni più melodiche, mentre la batteria procede spesso come un passo rituale, secco e inesorabile.
Si tratta, in sostanza, di un lavoro che vive di atmosfera più che di singoli momenti. E proprio qui si manifesta la sua natura bifronte: da un lato l’ampiezza è coerente con la visione, dall’altro la durata complessiva finisce per diluire alcune tensioni che avrebbero potuto essere più incisive. Di certo non mancano passaggi efficaci, ma raramente emergono episodi davvero ‘ancorabili’, di quelli che restano impressi al primo impatto. Il confronto con un’altra realtà ellenica particolarmente in forma, ovvero i Varathron, è inevitabile: dove questi ultimi riescono spesso a condensare veleno e immediatezza in forme più agili, i Caedes Cruenta scelgono la via della densità, del peso specifico, della lunga esposizione. Una scelta coerente, ma che inevitabilmente restringe il pubblico potenziale.
Eppure, proprio nella sua ostinazione, Ὅρκος Ἐκλεκτῶν trova la sua forza, configurandosi come un disco che chiede ascolto pieno e che restituisce un senso di appartenenza quasi liturgico, come se ogni brano fosse un frammento di un rito più grande. Imperfetto, a tratti ridondante, ma saldo nella sua identità: un monolite oscuro che non vuole piacere a tutti, ma restare fedele a sé stesso fino all’ultima eco.
