CANDLE – The Keeper’s Curse

Pubblicato il 17/02/2018 da
voto
5.0
  • Band: CANDLE
  • Durata: 00:43:38
  • Disponibile dal: 21/02/2018
  • Etichetta:
  • Fighter Records

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Esistono casi dove non sono necessarie molte parole per parlare di un determinato album. I Candle sono un quintetto svedese dedito alla più classica tipologia di heavy metal di stampo old school, in questo caso orientato verso lo stile più lugubre e dalle tinte horror reso famoso a suo tempo da Sua Maestà King Diamond, che è evidentemente anche l’artista che influenza maggiormente lo stile compositivo ed esecutivo dei nostri cinque ragazzoni, o almeno… Diciamo che così dovrebbe essere. Partiamo col presupposto che per fare un buon disco heavy metal (anche un po’ derivativo) non è necessario essere dei mostri di tecnica, ma per lo meno sarebbe gradito che tutti gli elementi principali della proposta fossero ben amalgamati ed eseguiti a dovere, cosa che sinceramente non ci sentiamo di dire ascoltando questo “The Keeper’s Curse”, ma andiamo con ordine e analizziamo gli aspetti principali su cui generalmente un buon ascoltatore si sofferma: l’esecuzione delle singole parti, il songwriting e la produzione. Quest’ultima appare sin da subito curata piuttosto male, con i suoni delle chitarre quasi fastidiosi in alcuni passaggi, il che non ci fa esattamente tornare ai bei tempi dove una band si produceva un disco in garage e ci piaceva proprio per quella sua essenza grezza, ma piuttosto ci fa interrogare sul fatto se l’effetto sia voluto o meno, dato che tutto tende quasi a risultare alquanto finto e artificioso. Il songwriting vorrebbe rifarsi, come dicevamo all’inizio, ai brani presenti nei grandi capolavori di King Diamond come i vari “Abigail”, “Them” e quant’altro, dei quali ritroviamo molte idee riutilizzate, anche se chiaramente senza quella potenza e quella perfetta coesione tra tutti gli elementi in grado ancora oggi di esaltare e inquietare ogni estimatore di heavy metal che si rispetti; tutto sommato i pezzi non sono sgradevoli e ci sono alcuni passaggi discretamente interessanti, guastati però dalla produzione, che impedisce di assaporare al meglio i singoli elementi amalgamati tra loro (è un peccato che la batteria che nelle fasi più incalzanti e potenzialmente esaltanti venga quasi coperta da tutto il resto), e da ciò di cui parleremo adesso: la voce! Eh già, il buon Erik Nordkvist, che non se la cavò così male nel primo album dei connazionali Blazon Stone, tenta logicamente qui di imitare il più volte citato King Diamond, fallendo completamente nell’intento di avvicinarsi a uno stile vocale tra i più iconici e difficilmente imitabili dell’intera storia del metal, poiché non riesce assolutamente a spiccare quando vorrebbe farlo e, nonostante un timbro potenzialmente valido, non risulta assolutamente inquietante o suggestivo in determinati passaggi, dove in fin dei conti riesce a trasmettere solo un senso di fastidio e quasi di comicità (ascoltatevi il brano “The Secret” e provate a smentirci). Poco altro da dire su quest’album: sicuramente tra gli irriducibili estimatori dell’old school ce ne saranno alcuni che passeranno sopra gli evidenti difetti, premiando invece l’intenzione e l’essenza, ma a sto giro chi scrive, pur essendo un appassionato del genere da sempre, ha preferito essere adeguatamente severo, sperando magari di essere smentito da una eventuale seconda uscita. Al momento non ci siamo proprio.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. The Secret
  3. Light At the End
  4. Frozen With Fear
  5. Betrayal
  6. Dancing Lights
  7. Embraced By Darkness
  8. No Peace For My Soul
  9. Vengeance
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