CAPILLA ARDIENTE – Where Gods Live And Men Die

Pubblicato il 15/10/2024 da
voto
6.5
  • Band: CAPILLA ARDIENTE
  • Durata: 00:45:21
  • Disponibile dal: 18/10/2024
  • Etichetta:
  • High Roller Records

Che il Sud America sia sempre stato un territorio fertile per il metal è ormai cosa conclamata: nel corso degli anni svariate formazioni sono riuscite a travalicare i confini e gli oceani per suonare poi negli altri continenti e far conoscere agli ascoltatori un ‘Nuovo Mondo’ diverso da come ce lo immaginiamo.
Dal 2006, a questa schiera di band, possiamo aggiungere anche i Capilla Ardiente, alfieri di un epic metal primigeno che deve molto ai Bathory di “Hammerheart”, guidati dalla voce di Felipe Plaza Kutzbach, già nei redivivi Scald e nei Deströyer 666. A vario titolo, in realtà, tutti i musicisti della formazione arrivano dal giro di amicizie e band che cresce attorno alla creatura principale di Kutzbach, ovvero gli epic-doomster Procession, già comparsi sulle pagine di Metalitalia.com in passato.
A che serve, quindi, un’altra band che fa epic doom proveniente dallo stesso giro di questi ultimi? Probabilmente a esplorare il lato più appunto bathoriano e, perché no, anche manowariano (soprattutto dei primi dischi degli statunitensi) da parte di un gruppo di musicisti navigati della scena. Quindi, dopo “Bravery, Truth And The Endless Darkness” del 2014 e “The Siege” del 2019, arriviamo a “Where Gods Live and Men Die”, titolo che non può che farci pensare subito a storie epiche dove poveri mortali vengono controllati e annientati da amene divinità che vivono su alte montagne e vulcani.
La vena più drammatica e narrativa della band si esprime attraverso composizioni lunghe, dilatate e ricche di cambi di registro, dove si cerca più che altro di lasciarla da padrone a riverberi e a qualche momento acustico, sempre riconducibile all’heavy doom classico e, ci pare di sentire, abbastanza vicini ai Candlemass di “Tales Of Creation”.
In particolare, i Capilla Ardiente puntano molto sulla differenza fra i numerosi stacchi acustici che costellano i quattro brani del disco e le parti più sostenute, suonate come una cavalcata di chitarre e batteria, come succede in “Now Here. Nowhere”, dove Kutzbach ha anche modo di esibirsi su registri piuttosto alti per la sua estensione vocale.
Rispetto al disco precedente, però, ci sembra che si sia un po’ persa proprio la vena più drammatica della band in favore di un approccio più veloce e improntato all’heavy/quasi-speed metal, che non fa apprezzare fino in fondo punti particolarmente duri dell’iniziale “Envenomed” o della finale “As I Lie On The Summit”. Le canzoni sono dilatate, ma i tempi si sono ristretti in favore di un approccio sicuramente più semplice all’ascolto, ma meno denso di pathos come invece ci si aspetterebbe da un disco di questo tipo.
Appena quattro canzoni per quaranta minuti di musica possono sembrare un’enormità, ma a conti fatti i Capilla Ardiente, complice la pluriennale esperienza sui palchi e in studio, portano a casa una giusta prosecuzione del loro lavoro, seppur in modo meno brillante rispetto al mastodontico “The Siege”. Felipe Plaza Kutzbach non sarà un Re Mida del doom metal, ma, fortunatamente, sembra che i progetti che lo coinvolgono godano di ottima salute.

TRACKLIST

  1. Envenomed
  2. The Hands of Fate Around My Neck
  3. Now Here. Nowhere.
  4. As I Lie on the Summit
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