7.0
- Band: CAR BOMB
- Durata: 00:45:58
- Disponibile dal: 25/09/2012
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I Car Bomb stanno tentando di andare verso un livello successivo rispetto a quanto fatto sul loro album d’esordio, “Centralia”. Poco male: l’impronunciabile “w^w^^w^w”, introdotto da una copertina da effetto ottico presa probabilmente da qualche pagina su Facebook, mantiene fede ai buoni propositi raccolti dal suo predecessore, continuando ad alzare in alto i vessilli di un certo math core di Dillinger Escape Plan e Converge ma estremizzandolo ulteriormente grazie a influenze che possono variare dal grind ai soliti ritmi sincopati di Meshuggah & adepti. Come una sorta di macchina da guerra progettata per anni e finalmente pronta all’uso, la musica di questi ragazzi è impaziente e molto pericolosa, non particolarmente originale, c’è da dirlo, ma furiosa al punto giusto da fare passare in secondo piano certe strutture un po’ troppo simili le une alle altre. Pezzi ricchi di cambi di registro in cui la sezione ritmica è la vera dominatrice assoluta, un’abile fornitrice di tempistiche sulle quali si staglia con irruenza lo scream forsennato del frontman Michael Dafferner, bravo a rispondere anche alla chiamata delle clean vocals in diversi episodi dal sapore più catchy. Pregio dei Car Bomb è sicuramente quello di riuscire a creare un muro di suono potente e invalicabile: il loro obbiettivo non è certo quello di andarci leggeri e spesso, nel corso della tracklist, vi ritroverete a domandarvi se in realtà non vi stiate trovando all’interno di una centrale nucleare pronta ad esplodere. Tutto quadra e il meccanismo risponde perfettamente alla sua progettazione, da una preparazione tecnica di indiscutibile valore fino ad una conoscenza visibilmente amplia del materiale su cui si va a “mettere le mani”. Certo, sarebbe una menzogna ammettere che non ci siano buchi all’interno della tracklist: soprattutto sul finale, si sente l’urgenza di stringere i tempi e di semplificare le strutture, cosa che la band non è ancora molto abile nel fare. Inoltre, in “w^w^^w^w” non vi è la benché minima traccia di soluzioni più morbide o melodiche alle quali, ad esempio, ci hanno da sempre abituato le due formazioni succitate, rendendo il calvario del nostro udito un’esperienza decisamente molto più tormentata. Detto questo, il secondo parto discografico della band si lascerà ricordare per la sua caciara ragionata e per un turbinio di ritmiche meccaniche degne di pochi. Per loro, la strada è tutta in discesa.
