7.0
- Band: CARACH ANGREN
- Durata: 00:20:47
- Disponibile dal: 17/10/2025
- Etichetta:
- Season Of Mist
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Si arricchisce di un nuovo capitolo la nutrita discografia dei symphonic black metallers olandesi Carach Angren, prossimi a tornare sul mercato col qui presente EP “The Cult Of Kariba” a cinque anni di distanza dal full-length “Franckensteina Strataemontanus”.
Per l’occasione, il duo composto da Seregor e Andrek rispolvera il concept della Dama Bianca di Schinveld (leggenda locale olandese risalente al diciassettesimo secolo riguardante l’omonima foresta, che si narra infestata dalla suddetta Dama), tema su cui poggiava il debutto dei Nostri, “Lammerdam”, fondamentale per la definizione dell’immaginario horror/folkloristico che ne avrebbe da lì in avanti contraddistinto l’operato artistico, esplorando una nuova sottotrama, che vede protagonista, come suggerito dal titolo, l’inquietante figura della strega, fattucchiera ed esperta in veleni Kariba.
Stilisticamente, le cinque tracce attraverso cui si dipana questa nuova, sinistra, narrazione propostaci dai Carach Angren non si discostano di una virgola da quanto messo fin qui sul piatto dai Nostri nel corso del loro percorso artistico: black metal sinfonico che pesca a piene mani dalla seconda metà degli anni novanta (Dimmu Borgir e Cradle Of Filth su tutti) innervato da massicce iniezioni del blackened death muscolare portato alla ribalta dai ‘secondi’ Behemoth e Septicflesh, il tutto pesantemente sprofondato in un contesto orchestrale dai connotati marcatamente cinematografici e orrorifici; una ricetta tanto collaudata quanto divisiva, che farà la gioia dei fan di vecchia data del duo olandese, ma che difficilmente farà cambiare idea ai loro detrattori.
Archiviata la breve intro narrata “A Malevolent Force Stirs”, l’EP entra nel vivo con la tetra e trascinante “Draw Blood”, brano in classico stile Carach Angren nel quale si denota, piacevolmente, un certo abbandono, seppur parziale, delle leziosità che avevano caratterizzato le ultime mosse discografiche della band, che si riappropria qui della componente più cupa, massiccia e notturna del proprio sound, pur senza rinunciare alla complessità strutturale e alla stratificazione sonora che da sempre ne contraddistingue l’ operato.
I Nostri si dimostrano come sempre molto abili nell’ alternare atmosfere horror più ‘in bianco e nero’ ad altre più pompose e attuali, così come nel dare alle loro composizioni, anche quelle più articolate e ricche di dettagli, un tocco catchy che le rende molto gradevoli all’ ascolto, come accade nella riuscita “The Resurrection Of Kariba”.
Un po’ più ostica, da questo punto di vista, risulta la ruvida e teatrale “Ik Kom Uit Het Graf”, con le sue cadenze marziali al limite dell’ industrial (qua e là affiora pure lo spettro dei Rammstein meno caciaroni), mentre decisamente più classica risulta la conclusiva “Venomous 1666”, graziata da uno splendido lavoro di violino, frangente che pone una volta di più l’ accento su quanto questo tipo di musica possa risultare immensamente più evocativa ed efficace quando chi la compone rinuncia al desiderio di voler riempire ogni possibile interstizio sonoro con orchestre, orchestrine e corettini, mettendo in primo piano ‘l’arrosto’ invece del ‘fumo’.
Si chiude così questo convincente “The Cult Of Kariba”, EP che ci riconsegna i Carach Angren in buona salute grazie a un lavoro solido, concreto e ispirato che difficilmente scontenterà lo zoccolo duro dei loro supporter.
