6.5
- Band: CARCHARODON
- Durata: 00:13:26
- Disponibile dal:
Spotify:
Apple Music non ancora disponibile
Rozzi e sbracati, decisamente espliciti e per stomaci forti, ecco tornare i savonesi Carcharodon. Il terzetto, composto dai preoccupanti Poggio The Zulu Hammer, Dr. Pixo The Maniac e Zack Condor detto ‘Muddy Pancia’, ripropone il suo ferale ed imbastardito death n’ roll, condito da influenze blueseggianti, sabbathiane, southern e stoner. La registrazione del demo, proditoriamente intitolato “Las Fecas”, non rende totale giustizia ai quattro brani, risultando un po’ troppo ‘fuori giri’ e disequilibrata; ma per una band spartana come i nostri liguri, tendente al barbaro ed al volgare, probabilmente il suono sporco calza anche a pennello. Basso pulsantissimo, chitarroni distorti e densi, growl quasi sempre cavernoso, batteria marziale e minimale: questi i punti in comune dei pezzi dei Carcharodon, oltre ai testi, piuttosto deviati, goliardici e pulpeggianti. “Champagne And Caviar”, l’opener, è aperta da un’intro tastiere-basso dal lugubre dipanarsi, per poi diventare una traccia coinvolgente e cadenzata, tra Gorefest (epoca “Soul Survivor”), Black Sabbath e Black Label Society; la seguente “Cadillac Grinder” sterza verso il death metal tout-court ed il grind, non fosse per il finale di stampo melo-death ed un riffone granitico quando tutti si aspetterebbero un ritornello da gridare ai quattro venti; “Zombie Jesus” è tremendamente debitrice del southern più groovy – Black Label Society di nuovo, Down – grazie al suo incedere roccioso e massiccio, fino a trasformarsi in un prolungato esercizio strumentale simil-blues davvero riuscito; chiude i giochi “Pit Of Mammoths”, canzone anthemica e divertente, con più di qualche richiamo all’irriverenza senza freni dei Motorhead. I Carcharodon, quindi, hanno realizzato un lavoro molto piacevole da ascoltare e di facile assimilazione; certo, non inventano niente e le idee originali sono rare, però i ragazzi sanno come divertire e fare casino. Maggiore pulizia dei suoni e un po’ più di cura generale sarebbero l’ideale per vincere l’utopica sfida per la ricerca di un contratto discografico!
