7.0
- Band: CARNAL TOMB
- Durata: 00:38:58
- Disponibile dal: 03/11/2023
- Etichetta:
- Testimony Records
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Il curriculum dei Carnal Tomb ha carburato lentamente, partendo ormai un decennio fa e spalmandosi su un notevole numero di uscite, partendo dai consueti demo per arrivare a EP, split e a due full-length, i quali, con questo nuovo “Embalmed in Decay”, in uscita per Testimony Records, diventano ora tre, andando idealmente a chiudere una prima parte di carriera con la quale i death metaller tedeschi hanno saputo farsi segnalare come un nome serio e affidabile del circuito europeo.
Questa nuova opera ci ripresenta il quartetto di Berlino pienamente consapevole delle proprie qualità e al tempo stesso ancora piuttosto preso da quell’impeto post-adolescenziale che può talvolta portare a lanciare sfide e a prendersi rischi. Pur restando con i piedi ben piantati in un suono old school che molto deve ai soliti Autopsy e Grave, i ragazzi cercano infatti di incanalare la loro vitalità in canzoni dallo sviluppo piuttosto denso, non optando magari per strutture propriamente avventurose e disarticolate, ma scegliendo al tempo stesso un approccio vagamente sghembo, che affianca alle partiture più classiche qualche spezia diversa da solito, suggerita da un modo di alternare i tempi e di concatenare i riff che porta le tracce a svilupparsi con maggiore spazio e agilità rispetto allo stereotipo che da sempre accompagna la musica dei vari trogloditi discepoli di Autopsy & Co.
Nel complesso molto godibile, “Embalmed in Decay” si avvale di alcuni pezzi/‘singoli’ che rimangono in mente già al secondo passaggio – vedi “Cerebral Ingestion” o “Morgue Usurper” – ma la vera forza del disco sta in episodi come “Cataclysmic Maze” o la lunga “Eyes of the Chasm”, dove la band appare ben lontana da una stasi creativa, mescolando vigore e momenti maggiormente interlocutori, all’insegna di una flemma simil-progressive, in un divenire in crescendo che riesce a destare l’attenzione e a far riflettere.
Anche se l’impianto generale è ancora prettamente vecchia scuola, è quindi forse il caso di iniziare ad accostare i Carnal Tomb anche a realtà come i colleghi Hallucinate – quest’anno autori di un ottimo album all’insegna di una commistione tra death metal e umori psichedelici, prog e krautrock – se non altro per il cauto ma al contempo evidente desiderio di ampliare il raggio della loro manovra, partendo da un ambito fieramente tradizionalista.
