CARONTE – Church Of Shamanic Goetia

Pubblicato il 27/01/2015 da
voto
7.5
  • Band: CARONTE
  • Durata: 01:01:21
  • Disponibile dal: 31/10/2014
  • Etichetta: Van Records
  • Distributore:

I Caronte rappresentano una delle migliori realtà generatesi negli ultimi anni all’interno dell’ecosistema stoner/doom tricolore: nonostante l’inflazionamento del settore, i ragazzi parmensi sono stati capaci di trovare una formula ben riconoscibile già a partire dall’EP d’esordio “Ghost Owl”, che in soli tre pezzi riusciva a suscitare un giustificato parallelo con l’operato degli Electric Wizard. “Ascension” aveva ulteriormente chiarito e affinato le intenzioni di Dorian Bones e compagni, spingendo sul carattere lisergico della proposta e rinunciando in buona misura all’immediatezza del primo vagito discografico, per immergersi completamente in un flusso di suono onirico, teso all’invocazione di chissà quali spiriti e stati di (in)coscienza. L’attenzione alla spiritualità coltivata dagli sciamani indiani, già evidente nel primo full-length, viene a galla con maggiore prepotenza nella nuova release, dandogli un’impronta fortissima e rendendo “Church Of Shamanic Goetia” più ermetico rispetto al materiale passato, ricercato nei contenuti come ci aspetterebbe da chi, alla stregua dei Caronte, vive la musica visceralmente, e la considera un mezzo per entrare in contatto con entità sovrannaturali. La propensione alla dilatazione dei tempi e alla psichedelia fa pendere l’ago della bilancia verso lo stoner piuttosto che a favore del doom in senso classico, e ora la musica viene attratta in orbita Sleep, allontanandola parzialmente dal Mago Elettrico, pur emanando un persistente odore di zolfo. Rimane pressoché intatta, invece, la forte connotazione licantropica alla Danzig, rinvenibile soprattutto nella sofferta, e magnifica, prestazione di Dorian Bones. La sua vocalità lontana, spettrale, con quel tipico retrogusto rock’n’roll a mitigare in parte le sensazioni di morte e abbandono evocate, funge anche stavolta da amalgama alle striscianti ramificazioni delle lunghe e perigliose tracce; esse si snodano tortuose, illudendo che vi sia una sorta di scorrevolezza con brevi randellate fra Electric Wizard e Saint Vitus, per poi evaporare in trip sconfinati e lasciarsi andare nel vuoto. Il ricorso alle basse frequenze è diventato più insistente, quasi si volesse frapporre un ostacolo a chi è alla ricerca di una nuova “Black Gold” – il pezzo simbolo dell’esordio – e quindi anela a pezzi accattivanti e relativamente lineari, per chiamare a sé soltanto una scelta minoranza degli ascoltatori. Sono stati ridotte drasticamente le sezioni più dritte e i chorus a presa rapida, le chitarre macinano rumore e visioni alterate, fingendo disinteresse per le melodie, disegnate solamente dall’ambigua vocalità di Bones. Rimanendo concentrati, e cercando di penetrare la scorza ostile del lavoro, ci rendiamo conto che le strutture, difficili da comprendere in un primo momento, tendono a reiterarsi, ad avere una singolare circolarità. Si arriva così, dopo prolungate divagazioni fra cerimonie iniziatiche, evocazioni di entità astratte e sconosciute, a riprendere un riff abbandonato a inizio del brano, e a ridare senso a quello che poco prima sembrava un delirio di ardua comprensione. L’atmosfera è decisamente più soffocante che nel recente passato, gli stessi confini fra le singole tracce paiono risibili, a fronte di una scorticante e sovrana pesantezza che attanaglia l’opera tutta. “Church Of Shamanic Goetia” forse piacerà meno delle prime due uscite discografiche – e dell’ottimo split coi Doomraiser del 2013 – e al momento lo collochiamo noi stessi mezzo gradino sotto “Ascension”; abbiamo però l’impressione che questo disco darà i suoi frutti più prelibati nel tempo e abbia molto da offrire a chi gli concederà l’attenzione necessaria per assaporarlo fino in fondo.

TRACKLIST

  1. Maa-Kheru's Rebirth
  2. Hanblechenap
  3. Wakan Tanka Riders
  4. Temple Of Eagles
  5. The Sulphur Shaman
  6. Black Mandala
  7. Left Hand Voodoo
1 commento
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