CARONTE – YONI

Pubblicato il 12/10/2017 da
voto
7.5
  • Band: CARONTE
  • Durata: 00:49:32
  • Disponibile dal: 06/09/2017
  • Etichetta: Van Records
  • Distributore:

Compiono un ampio percorso circolare e quasi tornano all’alveo di partenza, i Caronte. Un tragitto che ha portato il quartetto parmense a perdersi in brume misteriose, cavalcando deliri psichedelici fino a dissolversi in un’enigmatica indefinitezza, come accadeva in ampi tratti del precedente full-length “Church Of Shamanic Goetia”. Da quello che rimane il capitolo più ostico della discografia, la band ha iniziato a muovere passi in senso inverso, riavvicinandosi alle sferzate dell’omonimo EP d’esordio già nel trio di brani compreso in “Codex Babalon”. L’adesione a un formulario di presa immediata avviene pienamente in “YONI”, album che completa la trilogia dedicata a Thelema e allo sciamanesimo, iniziata con “Ascension”. Nel segno del numero sette, come le canzoni presenti in ognuno degli album pubblicati finora, i Caronte rimangono fedeli ai caratteri fondanti della loro musica, amplificandone gli aspetti relativamente più orecchiabili e riducendo sensibilmente quanto poteva indurre a una maggiore difficoltà di comprensione. Ecco allora comparire attacchi che si riallacciano all’hard rock settantiano e a un chitarrismo ruspante, come nell’ossessiva apertura di “Ecstasy Of Hecate”, o le linee vocali che ci trascinano fra simbolismo magico e perdizione nei primi secondi di “Promethean Cult”. Invece che intossicare di basse frequenze e saturare gli spazi in grovigli di fuzz destabilizzante, la musica di “YONI” diverte e coinvolge, risuonando come una versione aggiornata dei Black Sabbath più rolleggianti o del Danzig meno ombroso. Il riffing rinuncia allora ad ispessimenti opprimenti o prolungate divagazioni lisergiche, avanzando sciolto e spedito in simbiosi a una sezione ritmica tambureggiante, che ha gioco facile nell’interagire con l’ascoltatore. La vocalità di Dorian Bones rimane il tratto distintivo e la linea guida di ogni singola composizione. Apprezziamo il costante ampliamento del registro interpretativo del singer, che in questo caso mostra la sua voce a un livello più alto nel mix strumentale e ricorre quasi mai all’effettistica ‘spettrale’ che tanto aveva caratterizzato le opere precedenti. Una forte attenzione è posta anche ai chorus, tra cui spicca quello di “The Moonchild”, destinata ad essere un sicuro cavallo di battaglia nelle prossime esibizioni dal vivo. Il contributo delle seconde voci, sottolineante il forte influsso che il ritualismo degli Indiani d’America continua ad avere sul sound, appare studiato con particolare cura, un cantilenare notturno affascinante, subito riconducibile a un misticismo lontano dalla nostra cultura. Ciò che rimane intatta è la capacità di evocare un universo concettuale specifico, difficile da comprendere pienamente se non si è ben eruditi in materia, ma la cui potenza suggestionante si respira a piene polmoni in una traccia articolata come “V.I.T.R.I.O.L.”. Nonostante le coordinate non mutino sensibilmente da un disco all’altro e la frequenza con cui si affacciano sul mercato con nuovo materiale, i Caronte non vengono meno a standard qualitativi di eccellenza, che gli permettono giustamente di essere da anni fra i nomi più in vista dello stoner-doom continentale.

TRACKLIST

  1. ABRAXAS
  2. Ecstasy of Hecate
  3. Promethean Cult
  4. Shamanic Meditation of The Bright Star
  5. TOTEM
  6. The Moonchild
  7. V.I.T.R.I.O.L
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