6.5
- Band: CARRION VAEL
- Durata: 00:43:21
- Disponibile dal: 16/01/2026
- Etichetta:
- Unique Leader
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Il contratto con Unique Leader sembra aver dato una nuova spinta creativa ai Carrion Vael, che con il loro terzo album (nonchè quinto in carriera) in poco più di tre anni sotto l’egida della storica etichetta americana, confermano una produttività impressionante. Unique Leader rimane da sempre una garanzia per il death metal più brutale, estremo e tecnico, un contesto nel quale la band dell’Indiana si muove abbastanza agevolmente da quasi due decenni.
Nel corso degli anni i Carrion Vael hanno sviluppato un interessante ibrido di death metal, deathcore e riff più melodici di matrice metalcore americana, arrivando negli ultimi due lavori a lambire territori affini al metal estremo moderno alla Lorna Shore, arricchiti da connotazioni sinfoniche di derivazione black metal e da una cura particolare per arrangiamenti vocali e parti di tastiera.
Il nuovo “Slay Utterly” rappresenta senza dubbio un ulteriore passo avanti in termini di impatto sonoro e intensità rispetto al precedente “Cannibals Anonymous”. A livello tematico, il disco affronta tematiche legate a serial killer e agli angoli più morbosi della mente umana, ma rimane musicalmente in parte ancorato a stilemi predefiniti che, in alcuni frangenti, restituiscono una sensazione di déjà-vu.
Dal punto di vista compositivo e tecnico la band dimostra comunque grande solidità, anche grazie a una produzione moderna e al mastering curato da Jeff Dunne (Alluvial, Veil of Maya, Chelsea Grin). La pulizia del suono facilita l’orientamento all’interno di una marea di riff sorretti da continui gravity blast e da un uso massiccio di tastiere e stratificazioni vocali, che contribuiscono a creare un sound denso e frenetico.
I rari momenti di respiro emergono negli stacchi di piano e nei cori di voce pulita, di chiara memoria Fleshgod Apocalypse, della traccia d’apertura “19 (fucking) 78”, nei soli neoclassici di “Bisection 47” e nelle interessanti digressioni di chitarra acustica dal sapore latineggiante di “Truth Or Consequences”, brano in cui si avverte fortemente l’influenza di band come Archspire nel lavoro sulle sei corde.
Se da un lato il senso di urgenza e il susseguirsi claustrofobico di ritmiche velocissime – come in “30 On 9” – possono richiamare i Cattle Decapitation più recenti, dall’altro è evidente come i Carrion Vael non vogliano mai rinunciare a un certo gusto melodico nei riff e nei soli. L’aggiunta di passaggi di voce pulita a supporto della musica, però, non sempre risulta necessaria e talvolta appare ridondante.
“1912” è il brano che più si avvicina alla moderna scuola sinfonica, con cori operistici alla Fleshgod Apocalypse, rallentamenti slam e un delirio di growl e scream sostenuto da pesanti tappeti di tastiere, in linea con quanto ci si aspetterebbe da realtà come i Lorna Shore.
Nonostante alcuni episodi riescano a distinguersi dal resto – “Lord of 74”, ad esempio, integra con efficacia i parossismi deathcore in un arrangiamento vocale drammatico e ben riuscito – in diversi momenti i Carrion Vael faticano a emergere dal mare magnum del genere, finendo per risultare, al netto dell’indubbia bravura compositiva, un classico ‘more of the same’.
Rimane comunque una prova solida, che merita una sufficienza abbondante grazie all’ottima tecnica e ad alcune idee meno ortodosse negli arrangiamenti, sulle quali la band farebbe bene a concentrarsi per elevarsi ulteriormente dalla media delle uscite di un genere che si sta facendo sempre più saturo.
Per chi apprezza le derive moderne del metal estremo, l’ascolto è senz’altro consigliato.
