CARVED – Dies Irae

Pubblicato il 09/04/2013 da
voto
8.0
  • Band: CARVED
  • Durata: 00:36:00
  • Disponibile dal: 26/03/2013
  • Etichetta: Bakerteam Records
  • Distributore: Audioglobe

Quando un genere musicale “attira” band da tutto il mondo, con varie estrazioni culturali, gusti compositivi e capacità tecniche, cominciano a nascere sotto-generi o, comunque, differenze abbastanza sostanziali per chi ha l’orecchio allenato a certe sonorità. Parlando del melodic death metal dei liguri Carved, quindi, non dobbiamo pensare al classico sound svedese generalmente associato a questo genere; la band spezzina ha un approccio più simile a quello delle band finlandesi, meno “tiro thrash” e mood più gotici ed evocativi. Fin qua, quindi, si potrebbe pensare all’ennesimo prodotto commerciale, costruito ad arte per attirare un pubblico ampio e dal palato non proprio fine, e in più tracklist ed intro non fanno che rafforzare l’impressione. Poi inizia “Echo of My Cinderella” ed ecco i Carved. Da subito qualcosa colpisce: la potenza cupa e vagamente malinconica, le melodie miste a giri più violenti, le backing vocals, il refrain che ripete il titolo della canzone, le tastiere dal vago ricordo dei primissimi Dimmu Borgir o Cradle Of Filth e, su tutto, un arrangiamento vocale strepitoso. Quando finisce il primo brano, si resta quasi basiti ma la batteria che dà il via ad “Enter The Silence” ci riporta subito ad un ascolto attento. I Carved si fanno più cattivi, con un main riff aggressivo ed un drumming veloce, per poi lasciare il posto ad un chorus più goticheggiante, con growl e voce pulita ad alternarsi. Continua a stupire la maturità compositiva della band (ricordiamo che questo “Dies Irae” è il loro primo disco); i Carved ci sorprendono, cambiando senza perdere il filo conduttore ed ancora una volta con trovate vocali che, prese singolarmente, potrebbero non essere particolarmente originali, ma inserite nel modo corretto ed in giusta quantità, sono quelle che fanno “rimanere” un disco. E’ il momento di “Scripta Manent (Bullshit)” e la band ripete quanto fatto con le prime due track ed ancora una volta è l’arrangiamento vocale, con un ossessivo e rabbioso ripetersi, a colpirci e a mostrarci il lato più violento della band.  Si passa a “The Perfect Storm”: la canzone inizia con un’intro di tastiera lenta e distesa, quasi a presagire un pezzo più intimistico, poi entrano le chitarre, aggressive ed in qualche modo perfette sulle tastiere che, mantenendo la melodia iniziale, riescono a continuare a dominare anche quando batteria e growl entrano violenti. Forse è il capolavoro di tutto il disco, con il suo refrain che si imprime in testa immediatamente e porta subito a girare a destra la manopola del volume; un pezzo che cattura dai primi secondi, che rapisce e dà carica, una di quelle canzoni che fanno la differenza e creano una grande band. Non una nota fuoriposto, non un attacco banale ed ancora la voglia di alzare il volume. “At The Gates Of Ice” sembra  il pezzo meno ispirato di tutto il disco, ma – forse – paga pegno alla precedente “The Perfect Storm”; non si può, però, dire che la band si perda ed infatti sono ancora le voci (con l’innesto di un cantato femminile) a rendere anche questa canzone di livello superiore, rispetto alla media del genere. Si continua con “Ashes of a Scar”, il momento dalle influenze più gothic in tutto il disco, in cui le tastiere conducono, in un intreccio con le chitarre ancora una volta foriero di melodie che portano ad un crescendo con la voce a chiudere il pezzo. A dispetto del titolo, la conclusiva “Black Lily Of Chaos” è l’unica concessione alla scuola svedese, con forti rimandi ai primi In Flames e Dark Tranquillity. Ma ancora una volta i deathster liguri non vogliono una canzone scontata ed ecco un arpeggio di chitarra che lascia il posto alle tastiere accompagnate da un cantato sussurrato che sembra preso a forza dal primo symphonic black metal (canzoni come “The Black Goddess Rises”, “The Spell Of The Winter Forest”, “The Eclispe / The Raven” o “From Ebony Skies”). Al termine dell’ascolto (ed anche dopo svariati ascolti) è evidente che “Dies Irae” è il debut di una band dalle immense potenzialità, capace di eseguire un genere musicale in modo innovativo ma senza uscire dagli schemi che il genere stesso impone. In questo disco non ci sono stranezze o contaminazioni, nessuna facile voglia di stupire e nessuna deriva strana, “solo” Melodic Death Metal, con le maiuscole d’obbligo, perché è uno dei migliori dischi di questo genere che si possano ascoltare in questo periodo.

TRACKLIST

  1. Dies Irae (Praeludium)
  2. Echo Of My Cinderella (The Final Symphony
  3. Enter The Silence
  4. Scripta Manent (Bullshit)
  5. The Perfect Storm
  6. At The Gates of Ice
  7. Ashes Of A Scar
  8. Black Lily Of Chaos
  9. A New World (Postludium)
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