CASKETS OPEN – Concrete Realms of Pain

Pubblicato il 06/04/2020 da
voto
7.5
  • Band: CASKETS OPEN
  • Durata: 00:46:52
  • Disponibile dal: 20/03/2020
  • Etichetta:
  • Nine Records

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Innovare non è mai un compito semplice, sopratutto se lo si fa quasi in sordina, basandosi su uno stile musicale e non su trovate troppo spesso incentrate quasi solo su quel senso di ‘épater le bourgeois’ che, come tale, tende a venire a noia dopo i primissimi ascolti. Qua entrano in gioco i finlandesi Caskets Open che conciliano alla perfezione due generi apparentemente lontanissimi: doom e punk/hardcore. Come riuscire in questo matrimonio musicale che pare essere composto da due metà inconciliabili? La risposta più semplice potrebbe essere: ‘ascoltate l’opener “Four Shrines” e lo capirete’. Partiamo dal paradigma che enuncia come, spesso, anche il doom più lento e corrosivo ha delle accelerazioni che, nelle band più estreme, sfociano nel death o nel black; qua avviene la stessa cosa, ma l’approccio musicale è quello che abbiamo detto, quindi fatto di cori urlati e la classica batteria punk. Il comparto lirico gioca una parte importante: se i temi che una band tratta sono di introspezione e di vita quotidiana, ecco che non siamo così lontani dal mondo hardcore. Musicalmente, nei momenti più classicamente doom (che, va detto, costituiscono comunque la maggior parte della musica dei tre finlandesi) siamo molto vicini ai Saint Vitus più tragici e malsani (quelli di “Born Too Late”, per intenderci); il basso iperdistorto contribuisce a dare un altro tocco molto personale, aggiungendo alla miscela una componente vagamente sludge. Le ripartenza, invece, ci rimandano all’hardcore più grezzo e diretto (vengono in mente, anche per certe tematiche, i Blood For Blood). Il collante finale è la voce di Timo Ketola, che passa dai toni profondi tipici del doom più classico ad un cantato più aggressivo e ruvido. La già citata opener e “Riding On A Rotting Horse” ne sono un ottimo esempio, così come la parte conclusiva di “Tunnel Guard” che ricorda tantissimo certi passaggi dei Black Flag di “Slip It In”. Il trio finnico scioglie le briglie completamente, in pezzi come “Tadens Tolthe” dove si parte con un furioso hardcore che svanisce improvvisamente, lasciando il passo a ritmi talmente lenti da essere accostabili al funeral doom. Certo, la commistione dei due generi potrebbe far storcere il naso sulla carta, ma i Caskets Open sono arrivati al quarto album, dimostrando che il loro personalissimo stile non è una trovata estemporanea o un esperimento, ma una precisa scelta stilistica che, nel corso degli anni, ha trovato sempre di più l’equilibrio necessario a far convivere due coniugi piuttosto riottosi. Non possiamo che ribadire che unire doom e punk hardcore è un’idea che funziona molto bene e sintetizza perfettamente il nichilismo che è, spesso, parte fondante dei due generi.

TRACKLIST

  1. Four Shrines
  2. Riding On A Rotting Horse
  3. Homecoming
  4. Tunnel Guard
  5. White Animal
  6. Tadens Tolthe
  7. Blossom
  8. Soul Stained Glass
  9. Pale Hunter
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