CASTEVET – Obsian

Pubblicato il 12/11/2013 da
voto
7.5
  • Band: CASTEVET
  • Durata: 00:35:50
  • Disponibile dal: 15/10/2013
  • Etichetta: Profound Lore
  • Distributore:

Contorto, surreale, immateriale, oscurissimo. Il ritorno dei Castevet è già un capitolo a sé e imprescindibile nella ancora giovanissima carriera di questa talentuosissima band, e, anche se facendo riflettere non poco per svariati aspetti della sua natura, rappresenta un balzo in avanti pauroso per una formazione che era reduce da un debutto splendido ma tutto sommato ben radicato e piantato nel punk, e dunque espressione di un mondo di riferimento riconoscibilissimo. Ora quel mondo è stato spazzato via e ago della bilancia pesantissimo della mutazione della band è stato senza ombra di dubbio l’inserimento in formazione di Nick McMaster, virtuoso bassista della macchina da guerra progressive black metal Krallice, che si è unito in forza ai Castevet proprio durante la realizzazione di questo nuovo capitolo e che ha spostato di migliaia di chilometri la traiettoria sonora della band, scuotendola fin nelle fondamenta come un terremoto stilistico vigorosissimo. Ora l’impianto sonoro dei Castevet di derivazione punk o hardcore ha mantenuto ben poco, e semmai la musica di questo loro nuovo album è dominato da una prepotenza progressive, e quasi fusion, imperante. Le contorsioni e i tecnicismi neo-prog che dominano il basso sei corde di McMaster creano un’impalcatura di pulsioni gigantesche che permette alle chitarre di Andrew Hock e alla batteria di Ian Jacyszyn di lasciarsi andare a cavalcate di blackened thrash spaziale infinite e impregnate di un’imprevidibilità e di un’ambiguità incredibili. Pur rimanendo radicati nel black metal e nel crust, queste canzoni hanno acquistato connotati tecnici e sperimentali innegabili. Mari di dissonanze, oceani di progressioni math, riff angolari e contorti e controtempi e ritmiche quasi sempre dispari regnano sovrani in tutto il disco, perennemente sospinti in avanti da un propellente prog e math rock evidentissimo, appannaggio quasi esclusivo del sontuosissimo stile di McMaster. Se da un lato il tutto crea scenari esaltanti e mai visti nel mondo di riferimento degli ibridi hardcore-black metal, dall’altro però risulta inevitabile la neonata omologazione della musica dei Nostri in questo scenario a band come i Dysrhythmia, i Vaura e soprattutto i Krallice, dei quali i Castevet possono purtroppo ora considerarsi a tutti gli effetti una sorta di costola hardcore. E’ innegabile infatti il fatto che la band, acquisendo tutto questo enorme bagaglio tecnico e progressivo e calandosi ancor più in profondità nella scena neo-black di New York, la quale flirta a sua volta con il post-punk e con l’indie rock e che vede come personaggi di spicco Colin Martson, Kevin Hufnagel, il suddetto McMaster e Mick Barr, si sia omologata alla scena perdendo un tantino quei tratti di unicità che dominavano un debutto senza dubbio inferiore per quanto riguarda ambizione tecnica e carico immaginifico, ma superiore per unicità ed essenziale freschezza. Puntualizzazione fastidiosa quanto necessaria da fare su un lavoro altrimenti splendido sotto ogni altro punto di vista e tra le migliori uscite dell’anno nell’ambito di quelle release ibride che mischiano black metal e inclinazioni (post) hardcore.

TRACKLIST

  1. The Tower
  2. Cavernous
  3. The Curve
  4. Fathomed By Beggars And Victims
  5. Obsian
  6. The Seat Of Severance
1 commento
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