7.5
- Band: CASTLE RAT
- Durata: 00:48:35
- Disponibile dal: 19/09/2025
- Etichetta:
- Blues Funeral Recordings
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Quanti film del cosiddetto filone ‘cappa e spada’ hanno influenzato il mondo dell’heavy metal? Fra titoli classici, come il “Conan” con Schwarznegger o il mezzo flop di “Legend”, passando per quei film diventati eterni grazie alle VHS come “Dragonheart”, l’estetica dei mutandoni di pelle mutuata dai romanzi di Howard e di Moorcock si vede ancora oggi fortissima nel filone dell’epic-doom, e in particolare nei costumi e nelle performance di scena che certe band si divertono ad utilizzare per provocare perbenisti e brontoloni.
Dalle segrete di un castello proibito, arriva quindi un progetto che si è fatto molto notare negli ultimi due anni e che pesca a piene mani da questo immaginario: i Castle Rat della carismatica ‘Regina Ratto’ Riley Pinkerton, che tornano ad appena un anno dall’uscita del chiacchieratissimo “Into The Realm” con questo nuovo “The Bestiary”, completamente autofinanziato con una campagna Kickstarter a inizio 2025.
La cosa davvero divertente? Nessuno dei musicisti che ha dato il via a questa band ha mai suonato doom metal, ma al massimo hard rock. Tutto quello che ascolterete premendo ‘play’ è una sorta di invenzione, un modo di ‘immaginare’ il metal dalle tinte epiche privo di qualsivoglia condizionamento. Se già i King Gizzard And The Lizard Wizard hanno utilizzato questo approccio per i loro album più pesanti, il risultato in questo caso è spettacolare: a partire dalla solenne “Phoenix I” si spalanca davanti a noi un libro proibito di incantesimi e formule magiche legate alle creature dei bestiari medievali.
“The Bestiary” è costellato di momenti di questo tipo, che pescano a piene mani dai primi Candlemass e dai primi cinque dischi dei Black Sabbath, creando una magia che sembra appunto trasparire dalla pellicola di una videocassetta.
Il primo singolo “Wizard” faceva già presagire che anche questa seconda prova in studio sarebbe stata un successo per la band newyorkese, e non possiamo che confermarlo: pezzi come “Siren”, dove la Pinkerton si diletta in un canto ammaliante e stregonesco, vi faranno immediatamente voglia di mettervi un cappello da mago in testa e andare ad ascoltare doom metal nel vostro castello nei boschi. Un risultato ottenuto grazie alla splendida voce della cantante, ma anche all’attitudine ‘pulp’ dell’immaginario di questi musicisti, che, per i più dotti in tema ai B-Movies, sembra uscire da quel piccolo capolavoro di “La Carne e il Sangue”.
Rispetto all’album precedente, inoltre, c’è la firma di un certo Randall Dunn dietro alla produzione, già famoso per essere al lavoro insieme a nomi del calibro di Wolves In The Throne Room e Björk. Questo ha inciso, a nostro parere, sul risultato che la chitarra di Franco Vittore sostiene assieme a quella della Regina Ratto, mentre Charley Ruddell al basso e Joshua Strmic alla batteria danno quella cadenza incessante di morte e distruzione che non deve mai mancare in un album del genere.
Trattandosi di doom metal dalle tinte epiche, era essenziale che dietro alla parte ritmica ci fossero infatti tre persone che sapevano quello che stavano facendo, e il trio si dimostra chiaramente abile non solo nell’accompagnare le cantate epiche della Pinkerton, ma anche di valorizzare i momenti più funerei e lugubri attraverso passaggi come “Unicorn”, “Serpent” e gli intermezzi “Wolf”.
Certo, nulla di quello che sentiamo è particolarmente innovativo o ricco di originalità, tant’è che i riferimenti (immaginari o reali) dei musicisti, sono facilmente deducibili, come già indicato in precedenza; ma proprio per questa patina da cassetta audio o da VHS tutto è decisamente più ‘meraviglioso’ e ricco di sfumature.
Brani come “Crystal Cave”, “Dragon” e “Sun Song” sono sì banali, ma suonati con una attitudine e una cura del dettaglio che non si trova tanto spesso in questa scena.
“The Bestiary” è sicuramente una delle uscite più interessanti dell’anno, con tutti i suoi limiti del caso dovuti al suonare un genere inflazionatissimo e che non ha certo l’innovazione nel proprio DNA, ma di cui ne tiene ben alta comunque la bandiera: quella della fantasia e della meraviglia di quando si comincia per la prima volta “La Torre dell’Elefante” o si guarda quella perla dimenticata di “Fire And Ice”, l’unico film animato con i disegni di Frazetta.
Che dire, se non “Per Crom!”?
