7.5
- Band: CATHEDRAL
- Durata: 00:29:42
- Disponibile dal: 10/10/2025
- Etichetta:
- Rise Above Records
La riesumazione di nastri perduti è, solitamente, prerogativa di gruppi del passato di un certo richiamo commerciale ed è, altrettanto comunemente, volta in primo luogo a monetizzare. Nel caso dei Cathedral, è evidente che si tratta di un gruppo fondamentale della storia del doom e dello stoner, ma parlare di pura e semplice operazione commerciale pare tutto sommato inappropriato.
Gli inglesi non esistono più dal 2013 e, anche se potenzialmente una loro reunion potrebbe pure avvenire, ciò sembra un’eventualità abbastanza remota. E il motivo principale, a detta del leader Lee Dorrian, è proprio il non voler essere accusati di farlo per i soldi: sicuramente una beffa, considerata la carriera all’insegna dell’integrità artistica e dell’onestà intellettuale, a partire – per Dorrian – dalla militanza nei Napalm Death.
Nelle dichiarazioni alla rivista Decibel del 2020, il cantante di Coventry lascia aperto uno spiraglio, ma lascia anche intendere che tale mossa cozzerebbe con la natura stessa del gruppo. Inevitabile inserire “Society’s Pact With Satan” in tale ordine di idee e quindi considerare quelle che di solito appaiono parole di circostanza come pura e semplice verità.
Particolare non secondario, Dorrian è il fondatore e proprietario dell’affermata etichetta discografica Rise Above Records, cosa che facilita indubbiamente la pubblicazione di materiale inedito delle sue band; tuttavia i Cathedral non sono una priorità per la Rise Above e Dorrian non ha bisogno di affidarsi a tali manovre per sbarcare il lunario, col rischio di buttare al vento una credibilità costruita nell’arco di decenni.
Andiamo nel dettaglio: secondo le note di stampa, Jaime Gomez Arellano, produttore di “The Last Spire”, riordinando le sue vecchie registrazioni si è imbattuto in un pezzo risalente alla fine delle sessioni di quell’album d’addio, quindi nell’ultima incisione dei Cathedral in assoluto, e ha deciso di contattare immediatamente la band, la quale, dopo aver ascoltato il nastro, ha concordato per la sua pubblicazione.
Si tratta di una traccia unica lunga mezz’ora: nulla di così eccezionale, in realtà, in una carriera costellata di pezzi oltre i dieci minuti, più due suite di lunghezza assimilabile a questa: “The Voyage Of The Homeless Sapien” dall’EP “Statik Majik” del 1994, e “The Garden” da “The Garden Of Unhearthy Delights” del 2005. Meno sperimentale delle opere citate, la pubblicazione odierna risulta però più fluida e l’ascolto ne giova parecchio; sempre divisa in movimenti, ma molto ben legati tra loro e tutti interessanti, che ricalcano i cavalli di battaglia dei pionieri britannici, tra doom, stoner e rock progressivo settantiano.
Il suono si avvicina – come è ovvio – a quello molto ben curato di “The Last Spire”; manca forse qualcosa in termini di potenza delle chitarre e profondità dei bassi, cosa che potrebbe spiegarsi col mixaggio avvenuto solo in un secondo momento. La resa sonora è comunque più che buona e non ci si può certo lamentare.
Ottimo invece il songwriting: bei riff, arrangiamenti curati, carismatico il cantato e un testo che, come da tradizione Cathedral, non è un semplice orpello, ma concorre a caratterizzare la canzone, anzi ne rappresenta il fulcro e la stessa ragion d’essere; un testo allegorico e militante che, nello stile di Dorrian, evidenzia contraddizioni e storture della società contemporanea.
Evocativa l’introduzione strumentale alla Sleep, teatrale l’ingresso di voce e organo, trascinanti i passaggi strumentali, ora sulfurei ora psichedelici, inossidabile la sezione ritmica; di gran gusto, ancora una volta, le chitarre soliste di Garry ‘Gaz’ Jennings, spalla ideale di Dorrian nelle sue scorribande sonore.
Ma se il pezzo è valido, allora perché non è stato pubblicato prima? Molti musicisti utilizzano la prassi di registrare più del dovuto e poi scegliere le tracce più adatte all’album su cui stanno lavorando, e questo potrebbe essere quanto successo con “Society’s Pact With Satan”: scartata perché avrebbe occupato troppo spazio su ‘The Last Spire”, disco del resto riuscitissimo, quindi scelta assolutamente plausibile. Magari si era pensato di farla uscire nel medio termine, scordandosene poi completamente, ma ciò che conta è che abbiamo infine una suite degna del nome stampato in copertina e inseribile comodamente tra i pezzi più riusciti e significativi del gruppo di Coventry. Se c’è da recriminare, è solo per la brevità del tutto. Rimane ora la speranza, seppur remota, di rivedere un giorno questi maestri del doom in carreggiata.
