CH’AHOM – Knots of Abhorrence

Pubblicato il 31/10/2023 da
voto
8.0
  • Band: CH'AHOM
  • Durata: 00:41:00
  • Disponibile dal: 03/11/2023
  • Etichetta:
  • Sentient Ruin

Le civiltà mesoamericane costituirono un complesso e affascinante panorama culturale che fiorì in varie regioni del Messico e dell’America centrale tra il 2000 A.C. e l’arrivo degli Spagnoli nel XVI secolo. Queste civiltà, tra cui gli Olmechi, i Maya, gli Aztechi e gli Zapotechi, erano note per la loro ricca tradizione religiosa – centrata su un pantheon di divinità sfaccettate e spesso spaventose, a cui venivano talvolta offerti sacrifici umani – le complesse strutture sociali e una notevole eredità artistica, scientifica e architettonica. Argomenti come questi sono da sempre considerati ‘metal’, tuttavia, nel complesso, se si guarda alla storia del nostro genere musicale preferito, non sono molte le band che hanno deciso di metterli in musica con dovizia di particolari, ricorrendo anche all’utilizzo di strumenti tradizionali. Di recente ci hanno pensato i californiani Tzompantli, con il loro più che valido debut album “Tlazcaltiliztli”, e ora un nuovo tentativo arriva curiosamente dalla Germania, sotto forma del primo full-length dei Ch’ahom, gruppo di Essen attivo da quasi un decennio, ma sinora autore soltanto di una sfilza di demo.
Se i succitati Tzompantli tendono a muoversi all’interno di ambienti death-doom, con la band teutonica ci addentriamo invece in un mondo più affine a certo death-black che, nei suoi passaggi più furiosi, richiama persino qualche istanza ‘war’. La vasta strumentazione ‘etnica’ e il continuo dialogo fra quest’ultima e il comparto elettrico sono ciò che rendono l’ascolto di “Knots of Abhorrence” particolarmente intrigante.
Come accennato, a differenza di altre vene folk – vedi quella nordeuropea – questo è un genere di suoni e di atmosfere che sinora non è stato molto sfruttato nel panorama metal, di conseguenza il mix appare sin dalle prima battute curioso e avvolgente, anche e soprattutto perché qui sostenuto da una scrittura ispirata, che ruota attorno a paesaggi in continuo movimento, proiettati su un fondale di desolazione, a volte squarciato da luce accecante.
L’album si articola in cinque tracce che paiono quasi costituire una sintesi e rielaborazione di un complessivo senso di passaggio e ciclicità della vita. La particolarità dei Ch’ahom è quella di riuscire a maneggiare con grande dinamismo e sensibilità materia estrema, punteggiature acustiche, cori e vari intarsi tonali, in un intreccio di passaggi e diversi registri che si rincorrono prima di destrutturarsi, definendo un’ambientazione carica di spiritualità, misticismo e terrore, ad evocare templi o altari considerati portali tra il mondo umano e il regno degli dei.
Mentre si percorrono questi sentieri che conducono a temi astratti ed evocativi, non va comunque dimenticato il decisivo apporto dell’elemento metal, di un riffing di chitarra che sa supportare ogni progressione con la dovuta sostanza. Su questo fronte, le pulsazioni della band si riconnettono appunto a un versante death-black che ha nei migliori Grave Miasma, nei Teitanblood o nei Necros Christos i suoi principali punti di riferimento, anche se qualche impennata più tecnica e sghemba – ravvisabile soprattutto in un pezzo come “Knots of Abhorrence II” – richiama pure i Demilich.
Vi è parecchia carne al fuoco e, ascoltando questa densa proposta, è facile vedere nei Ch’ahom una band affamata e desiderosa di ricercare uno stile proprio: in più punti di questo debut album, i tedeschi architettano trame molto suggestive, spalancando le finestre della loro comfort zone per farvi entrare luce nuova, come dimostra l’estatico finale della prima parte della title-track. Musica insomma firmata da musicisti scrupolosi e indirizzata a orecchie altrettanto esigenti, per una forma di death-black metal fra le migliori ascoltate in questo 2023.

 

TRACKLIST

  1. Xibalba
  2. Chavín de Huántar
  3. Path to Ixtab
  4. Knots of Abhorrence I
  5. Knots of Abhorrence II
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