CHALICE OF SUFFERING – Lost Eternally

Pubblicato il 25/04/2019 da
voto
7.0
  • Band: CHALICE OF SUFFERING
  • Durata: 01:02:09
  • Disponibile dal: 19/04/2019
  • Etichetta: Transcending Obscurity
  • Distributore:

A tre anni di distanza dal debut album “For You I Die”, i Chalice Of Suffering si ripresentano con un’altra mattonata di doom-death metal mesto e crepuscolare. Il gruppo statunitense, a differenza di varie realtà coetanee che tendono a mescolare le carte, accelerando le ritmiche o aprendosi ad altre influenze, resta ancorato ad una proposta molto tradizionale, lenta e atmosferica. I ragazzi di Minneapolis non sembrano molto interessati all’esplorazione di matrici propriamente death o extreme metal e viaggiano tranquilli su una strada che di rado li porta su un suono più nervoso e muscolare. La band punta soprattutto sul tono afflitto e ciò che ne viene fuori è un flusso tutto sommato uniforme, che non si aggrappa spesso all’impatto di un bel riff di chitarra, ma ci chiede un’attenzione diversa e continuativa, attraverso lunghe composizioni dominate da tastiere, che sembrano arrivare tutte da lontano, nonostante a tratti cerchino di svilupparsi attorno ad un chorus ossessivo (vedi “Emancipation of Pain”). “In the Mist of Once Was” aveva aperto il disco poco prima in maniera più epica, con una interessante intervento di cornamuse a rinforzare armonie che si sentono oggi solo dalle parti di questa e poche altre band, per un toccante fraseggio che ricorda quasi un funerale nella brughiera. Bolso, livido, ben più cupo è invece il taglio del resto dell’album, che ribadisce la natura più conosciuta di questa formazione, appunto ancorata ad una proposta death-doom molto teatrale. A ben vedere, si potrebbe affermare che il songwriting dei Chalice Of Suffering quasi mai si avvicini realmente a quello riscontrabile nelle migliori produzioni delle realtà da cui discendono (My Dying Bride, Evoken, Shape Of Despair, Officium Triste…), ma “Lost Eternally”, nonostante delle spoken vocals a volte un po’ stucchevoli e gli ovvi limiti di personalità, riesce in ogni caso a collocarsi su un livello più che dignitoso, mostrandoci un gruppo che sa sfruttare sentimento e dedizione quando il genio non arriva. In futuro, comunque, sarebbe interessante poter ascoltare un maggior dispiego di cornamuse: l’avvicente atmosfera dell’opener merita di essere allargata ad altri brani e di diventare una caratteristica portante dell’operato della band americana.

TRACKLIST

  1. In the Mist of Once Was
  2. Emancipation of Pain
  3. Forever Winter
  4. Lost Eternally
  5. The Hurt
  6. Miss Me, But Let Me Go
  7. Whispers of Madness
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