7.0
- Band: CHAMBER
- Durata: 00:28:00
- Disponibile dal: 27/03/2026
- Etichetta:
- Pure Noise Records
Con “This Is Goodbye…”, i Chamber tornano a immergersi nel caos controllato che negli ultimi anni ha definito la loro identità. Il quintetto statunitense rimane fedele alla propria linea artistica e propone ancora una volta un metalcore tecnico e convulso, costruito più come un flusso continuo di tensione che come una sequenza di brani tradizionali. L’idea stessa di canzone, qui, viene spesso accantonata in favore di un approccio quasi da stream of consciousness: riff, cambi di tempo, breakdown e brevi frammenti melodici si susseguono con logica sfuggente, trasformando l’ascolto in un’esperienza immersiva che richiede attenzione e, soprattutto, continuità.
È infatti affrontando l’intera tracklist che il disco rivela davvero la propria natura: anche questa volta, i Chamber sembrano voler catturare l’ascoltatore dentro una spirale sonora in costante movimento, dove ogni episodio appare come la naturale prosecuzione del precedente. Alcuni momenti più definiti esistono – i singoli “Violins” e “Without a Trace” ne sono l’esempio più evidente – ma anche queste composizioni, dotate di uno sviluppo relativamente più compatto e di riff o breakdown immediatamente memorabili, finiscono per perdere la loro autonomia una volta inserite nel flusso generale dell’album. Nel contesto complessivo, persino questi episodi più ‘accessibili’ diventano parte di una corrente sonora che punta deliberatamente a destabilizzare. A volte i Chamber colpiscono frontalmente con esplosioni di violenza ritmica, altre volte preferiscono avvolgere l’ascoltatore con passaggi più obliqui, costruiti su pattern discordanti e chitarre che fischiano come lame nel vuoto (vedi il finale di “Angel”). Il risultato è una tensione costante, alimentata da continui cambi di direzione che impediscono di trovare molti punti d’appoggio stabili.
Qua e là, comunque, emergono anche piccole variazioni sul tema: in un paio di momenti fanno infatti capolino interventi di voce pulita, brevi aperture che punteggiano il magma sonoro senza però alterarne davvero la natura. Sono inserti fugaci, quasi delle crepe nella superficie abrasiva del disco, che contribuiscono più a creare contrasto che a introdurre una reale svolta stilistica. Il modus operandi rimane quindi quello della storia recente del gruppo: ritmiche frenetiche, chitarre dissonanti, breakdown massicci e brevi pillole melodiche che compaiono all’improvviso per poi svanire con la stessa rapidità. I Chamber, anche in questa circostanza, puntano tutto sulla densità, scegliendo deliberatamente di non semplificare la propria proposta. In un panorama in cui molte band, dopo alcuni lavori su coordinate simili, tendono a cercare maggiore linearità o aperture più immediate, questa ostinazione può assumere il valore di una definitiva dichiarazione di intenti. Detto che i cinque sembrano perfettamente a proprio agio dentro questo labirinto sonoro, proprio un eventuale futuro passo verso strutture leggermente più definite potrebbe rivelarsi interessante per ampliare ulteriormente il raggio d’azione della band.
In ogni caso, come era stato per i capitoli appena precedenti, chi apprezza la vecchia scuola chaotic e mathcore incarnata da gruppi come Ion Dissonance, Botch o Psyopus, filtrata attraverso la fisicità più moderna di formazioni come Vein.fm e Jesus Piece, probabilmente troverà in “This Is Goodbye…” una proposta coerente e convincente. L’ascolto di un album dei Chamber è un po’ come trattenere il respiro sott’acqua: impegnativo, a tratti disorientante, ma anche capace di regalare momenti di curiosa riconciliazione. Anche questa volta, la band dimostra di saper nuotare perfettamente nel proprio caos.
