CHARNEL WINDS – Verschränkung

Pubblicato il 30/07/2017 da
voto
7.0
  • Band: CHARNEL WINDS
  • Durata: 00:46:41
  • Disponibile dal: 02/06/2017
  • Etichetta:
  • Feuer Publications

Spotify:

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Una bella fetta della spassionata spasticità dell’avant-garde di tardi anni ’90-primi 2000 interagisce con il black metal nella musica dei finnici Charnel Winds. Band negletta agli ampi canali distributivi di settore, relegata ai margini dalle sue ostiche proposizioni e da un’attività assai sporadica, che con “Verschränkung” approda al secondo album in quattordici anni di storia. La provenienza finlandese non ci pare casuale, né vanno tralasciati i passaggi di un paio di membri nelle fila degli ottimi, altrettanto stravaganti, Saturnian Mist. La terra dei mille laghi esprime con regolarità forme di black metal scomode, caratterizzate da crudo oltranzismo oppure, come in questo caso, notevoli pulsioni sperimentali. Nonostante non vi sia l’attrazione per un discorso particolarmente intellettuale, cerebrale fino allo sfinimento, e la produzione non ricerchi angolature chissà quanto ardite, l’impostazione del songwriting rifugge orgogliosamente l’ordinario. Pensate agli ultimi Dodheimsgard, ai Virus o ai Ved Buens Ende, quindi sottraete le visioni più stralunate di costoro e sostituitele con un viscerale amore per blues, psichedelia e sonorità seventies in generale. Il risultato sarà un riffing indecifrabile, che muove ad assalti velenosi senza intensificare più di tanto la frenesia e che si abbandona costantemente alla dissonanza, all’assolo fluido e dilatato, alla pennata pacata ma mai granché orecchiabile. Un chitarrismo di formulazioni sghembe e paradossi, chiamato a sostenere una prova vocale prettamente attoriale, nella quale abbondano i recitati, le declamazioni, la follia per il semplice gusto della stranezza e della vanagloria. Puro avanguardismo ‘alla norvegese’ come se ne sentiva quindici-vent’anni fa, con richiami agli In The Woods nello stile vocale abbastanza evidenti. In questo clima deliziosamente anarchico, la sezione ritmica si mantiene un passo indietro e cerca soprattutto di assecondare le suggestioni insensate partorite da chitarre e voce. Compito eseguito rinunciando quasi sempre a tempi serrati e potenza tipicamente estreme, ricorrendo a partiture prog e jazzate e a una generale parsimonia di colpi ad effetto. I Charnel Winds vanno per la loro contorta strada privi, per fortuna, della volontà di stupire a tutti i costi; pare strano visto il contesto poco convenzionale, ma vi è perfino un pizzico di minimalismo intrinseco ai pezzi, che si snodano tutto sommato a cadenze felpate, calmi nella loro essenza stralunata. Non mancano, se non chorus veri e propri, ripetizioni cicliche di alcuni versi che offrono punti di approdo vagamente sicuri all’ascoltatore. Resta qualche perplessità per una spinta ritmica poco vibrante e che non riesce a dare la classica ‘botta’ di suono comunque necessaria per un disco metal che si rispetti. È il limite maggiore di un album concepito unicamente per assecondare il proprio strambo idealismo, incanalato in una direzione che ne garantisce il sicuro apprezzamento a chi ama del black metal soprattutto le sue frange meno catalogabili. Fateci un pensierino.

TRACKLIST

  1. Devouring the Cursed Fruits of Tartaros
  2. Avitchi Blues
  3. Atmâsphere
  4. Rebellion
  5. The Abyss Gazes Also
  6. Beyond Null Reality
  7. The Heralding
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