6.5
- Band: CHAT PILE
- Durata: 00:42:44
- Disponibile dal: 11/10/2024
- Etichetta:
- The Flenser
Quello degli statunitensi Chat Pile è un nome che è stato in grado di farsi avanti in maniera piuttosto rapida e di imporsi notevolmente nell’ambito della musica sperimentale più pesante.
Nata nel 2019, la band ha in catalogo una manciata di EP e un full-length intitolato “God’s Country”, generalmente ricevuto molto bene dal pubblico alla sua uscita nel 2022, tanto da permettere al gruppo di partecipare addirittura all’edizione del 2023 del Roadburn Festival – nota Mecca per le frange metal e hardcore meno convenzionali.
I Chat Pile si presentano dunque nel 2024 forti di traguardi notevoli, nonostante gli inevitabili ostacoli incontrati durante i periodi di lockdown: riconfermata la collaborazione con l’etichetta discografica The Flenser – altro punto di riferimento per il metal esperimentale – i nostri ci consegnano il nuovo album “Cool World”, composto da dieci pezzi (la cui durata media si attesta attorno ai quattro minuti) per circa tre quarti d’ora di noise rock dalle tinte molto pesanti.
Il quartetto di Oklahoma City non stravolge fondamentalmente nulla di quello che è il sound del debutto “God’s Country”, migliorando però la produzione grazie all’intervento di Ben Greenberg dietro al mixer; il chitarrista degli Uniform – altro nome noto agli interessati di un certo tipo di musica sperimentale – è stato in grado di cogliere gli elementi sonori della band più vicini all’industrial e allo sludge, conferendo al suono un generale senso di asetticità meccanica che effettivamente non è comune a molte produzioni contemporanee.
Si può in tal senso affermare come le scelte di produzione vadano a supportare in maniera adeguata un songwriting molto influenzato dal primo album dei Big Black “Atomizer” e in generale dalla musica composta e prodotta dal recentemente scomparso Steve Albini – nonostante la presenza fisica di un batterista umano possa contribuire a una maggiore dinamicità al tutto, in contrapposizione agli stessi Big Black.
I pezzi di “Cool World” presentano strutture ben quadrate, monolitiche e ritmicamente poco contorte se si pensa all’estrazione noise rock del materiale, avvicinandosi in tal senso di più a certe idee dei Godflesh di “Songs Of Love And Hate” dal punto di vista chitarristico, come si può per esempio notare dal singolo “Masc”, oppure, addirittura, al riffing staccato e paranoico dei Korn presente nel quinto pezzo “Camcorder” o ancora sulla sesta traccia intitolata “Tape”.
Il confronto con nomi altisonanti come quelli appena citati è tuttavia impegnativo per i Chat Pile, e ci sentiamo di dire che non sempre volge a favore della band: il senso di citazionismo non abbandona mai definitivamente l’ascoltatore alle prese con “Cool World”, che si estende di fatto per tutta la durata del disco e che consente inoltre di individuare chiaramente le fonti di ispirazione e dissezionare singolarmente gli elementi che vanno a comporre il sound generale di questa band in maniera piuttosto immediata.
A parere di chi scrive, questa dinamica è per certi aspetti in contraddizione con il carattere sperimentale attribuito ai Chat Pile dalla stampa di riferimento: la band da un lato dimostra certamente la propria dimestichezza nel rispolverare alcune sonorità della musica pesante andati in varia misura dimenticati, ma dall’altro versante non fa altro che consegnare una riproposizione che, a ben vedere, di originale ha piuttosto poco.
Chiaramente questa considerazione non presenterebbe particolari ostacoli all’apprezzamento generale se il sound degli americani si muovesse su coordinate più ‘ordinarie’, laddove un buon songwriting potrebbe essere in grado di sostenere una proposta pur derivativa; siamo invece innanzi al caso di un disco che pretenderebbe di portare avanti gli stilemi di un genere, ma che di fatto semplicemente li ripropone.
Siamo del parere che un certo alone di innovazione sia più che altro stato attribuito ai Chat Pile – che forse nemmeno hanno in tal senso una particolare attenzione per la ricerca della componente più inusuale della loro musica, scrivendo e registrando, giustamente, ciò che più ritengono spontaneo e opportuno.
“Cool World” è in buona sostanza un disco che fondamentalmente ripropone stilemi già collaudati da band in passato più rilevanti, cui però un certo tipo di pubblico – come potrebbe essere per esempio quello più dedito all’hardcore punk – non ha tuttavia riservato particolari attenzioni, trovando invece evidentemente più fortuna al giorno d’oggi.
Il secondo disco dei Chat Pile potrebbe in tal senso essere considerato come viatico per la (ri)scoperta di quanto fatto dalle band da cui i Nostri traggono chiaramente ispirazione, ma lascerà probabilmente indifferenti coloro che invece già sono avvezzi a certe sonorità.
