CHEPANG – Jhyappa

Pubblicato il 14/05/2025 da
voto
6.5
  • Band: CHEPANG
  • Durata: 00:19:00
  • Disponibile dal: 23/05/2025
  • Etichetta:
  • Relapse Records

Con “Jhyappa”, i Chepang compiono un passo importante nel loro percorso: l’esordio per un’etichetta di alto livello come Relapse Records. Non si tratta solo di un traguardo simbolico per una band orgogliosamente diasporica e sin qui radicata nel grindcore più anarcoide, ma anche di una svolta stilistica che potrebbe rivelarsi significativa. Questo nuovo lavoro segna infatti un certo cambio di rotta rispetto alle produzioni precedenti, spesso infarcite di improvvisazioni, sample, contaminazioni noise e formule destrutturate. I ragazzi nepalesi (trapiantati negli USA) scelgono qui di “tirare il freno” e consolidare il proprio arsenale, limando alcuni eccessi per abbracciare un suono più ortodosso, più metal, quasi tradizionale.
La durata di “Jhyappa” è piuttosto compatta, in perfetta sintonia con la classica scuola grindcore, ma dietro tale brevità si nasconde una costruzione musicale decisamente più calibrata del solito. I riff, ora più nitidi e corposi, tradiscono una forte influenza thrash-death, che in alcuni momenti richiama alla mente i primi Wormrot o certi momenti dei Pig Destroyer, specialmente nel modo in cui la furia si incanala in strutture mosh. L’approccio, almeno in alcuni episodi, resta frenetico, ma si respira più controllo, quasi un desiderio di chiarezza espressiva.
Il lavoro si apre con “Parichaya 2.0”, una breve traccia che, assieme all’outro conclusiva “Bidhai”, ruota attorno allo stesso tema chitarristico: una scelta che, pur fornendo un senso di coesione, riduce ulteriormente il numero di spunti in una scaletta già di per sé fulminea. “Jhyappa” si sviluppa infatti in soli nove episodi per meno di venti minuti, e due di questi – intro e outro – si richiamano a vicenda senza introdurre variazioni significative. Il cuore del lavoro, dunque, si concentra in appena una manciata di pezzi centrali, che comunque bastano a mettere in chiaro l’approccio adottato dalla band in questa fase.
Da segnalare poi come, pur nella maggiore linearità, qualche elemento identitario resista all’interno dell’operato della formazione. I testi, rigorosamente urlati in nepalese, mantengono quella sfumatura esotica e alienante che da sempre caratterizza l’estetica dei Chepang, e alcuni frammenti vocali o sample contribuiscono a mantenere viva una certa aura straniante, seppur in tono minore rispetto al passato.
Il risultato finale è sicuramente efficace: ogni pezzo arriva al punto, senza divagazioni, e mostra una band tecnicamente matura e consapevole. Tuttavia, proprio questa nuova compattezza finisce per smussare un po’ quegli angoli imprevedibili che un tempo rappresentavano una delle cifre più distintive del gruppo.
L’effetto è insomma quello di un lavoro solido, ben costruito e sicuramente accessibile, ma che raramente sorprende davvero. È un’opera che mostra muscoli e rigore, ma che forse manca del guizzo imprevedibile che i Chepang sapevano talvolta regalare.
In ogni caso, si può parlare di un buon biglietto da visita per i Chepang presso un pubblico più ampio: breve, tagliente, ma facile da decifrare e digerire. Se il futuro della formazione nepalese seguirà questa nuova traiettoria, sarà interessante vedere come i ragazzi sapranno mantenere il fuoco vivo, anche rinunciando alla fiamma dell’improvvisazione.

 

TRACKLIST

  1. Parichaya 2.0
  2. Shakti (Force)
  3. Gatichad
  4. Ek Hajar Jhut
  5. Khel
  6. Drivya Shakti
  7. Spastata Ko Khoji Ma
  8. Nirnaya
  9. Bidhai (Outro)
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