6.0
- Band: CHILD (SE)
- Durata: 00:24:42
- Disponibile dal: 29/03/2024
- Etichetta:
- Suicide Records
È passato poco più di un anno da “Meditations In Filth”, debutto degli svedesi Child, un esordio travolgente e carico di adrenalina. Giusto il tempo di digerire questo lavoro ed ecco che la formazione divisa tra Stoccolma e Göteborg ritorna sulla scena con un nuovo album, “Shitegeist”, pubblicato grazie a Suicide Records.
Ad un primo impatto, l’ascolto di questa nuova release si rivela come un mix eterogeneo di stili che fa fatica a trovare una coesione definitiva: la title-track ad esempio apre il disco con d-beat tesi e riffoni melodici in pieno stile Tragedy, che funzionano alla perfezione e impacchettano un brano efficace in tutte le sue sfumature e capace di catturare l’attenzione di chi scrive dall’inizio alla fine. “Mass Crowning”, a seguire, ripercorre uno stile più vicino ai Rotten Sound, e accostabile al precedente “Meditations In Filth”, il brano funziona, ma qualche sentore di eterogeneità non ragionata inizia a farsi vivo.
“Shitegeist” purtroppo, si sviluppa infatti tra alti e bassi, alternando momenti di pura violenza ed incisività a sezioni più aperte e riflessive, che risultano però fuori contesto. Brani come “Tin Foil Party People” e “Shame, Smite, Subside” richiamano alla mente i Converge, poi in “Welfare Collapse” troviamo un featuring di Fredrik Wallenberg degli Skitsystem, il cui contributo perfeziona un brano che si rivela essere il più estremo ed il meglio riuscito del disco.
Tuttavia non mancano le sorprese ostili: a metà scaletta i nostri ci regalano una cover di “I Will Refuse” dei Pailhead, eseguita in maniera impeccabile con David Sandstrom dei Refused alla voce, ma che sembra fuori luogo rispetto al resto dell’album. Oltre a ciò, “Glowing Kids” risulta piuttosto anonima, non lasciando un’impressione duratura, e la chiusura con “Swiper” sembra un tentativo mal riuscito di creare un climax finale, con un breakdown che però non si sposa bene per niente con lo stile generale proposto.
In conclusione, come già anticipato, purtroppo non tutto brilla in “Shitegeist”: il risultato è un disco sufficiente, ma non all’altezza delle aspettative create dal suo predecessore “Meditations In Filth”. Sebbene ci siano momenti brillanti che ci caricano di adrenalina positiva, l’album soffre della presenza di qualche passo falso di troppo e di una mancanza di coerenza generale. Resta da sperare che i Child riescano a ritrovare la loro identità sonora con le future pubblicazioni e regalarci un ritorno al vecchio sound, sicuramente più efficace.
