7.0
- Band: CHRIST AGONY
- Durata: 00:45:52
- Disponibile dal: 26/09/2025
- Etichetta:
- Deformeathing Production
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Stando ai rumors circolati negli ultimi anni, sembrava che non ci sarebbero più stati nuovi album, per gli storici blackster polacchi Christ Agony; e invece eccoci qui, a distanza di nove anni dal precedente full-length “Legacy”, ad occuparci del nuovo parto del buon Cezar, mastermind e ormai unico membro effettivo della band, qui coadiuvato da August e da Dariusz ‘Daray’ Brzozowski per quanto riguarda le parti di batteria.
La lunga carriera dei Christ Agony, iniziata nel lontano 1990 e marchiata a fuoco da un trittico iniziale di album talvolta considerati culto, è poi proseguita fra numerosi cambi di line-up e, soprattutto, fra numerosi alti e bassi qualitativi che hanno via via relegato il nome della band nelle retrovie della scena. A far finire il gruppo polacco al centro delle critiche degli ascoltatori più tradizionalisti è stata, a loro dire, l’eccessiva tendenza alle sperimentazioni che Cezar ha cercato, nel tempo, di inserire nel tessuto sonoro dei Christ Agony (in particolar modo nei controversi album “Darkside” del 1997 ed “Elysium” del 1999). Il successivo ritorno in territori stilistici più classici ha, in parte, riappacificato la band con i fan della prima ora; da questo punto di vista, il qui presente “Anthems” prosegue quindi senza dubbio nel medesimo solco.
Fin dall’opener “Empire Of Twilight”, infatti, ritroviamo ben presenti le coordinate stilistiche tipiche del classico suono Christ Agony, cioè black metal melodico dal deciso piglio old-school, non scevro da alcune ibridazioni col death metal più ruvido e primordiale e profondamente permeato da un evidente amore per il doom più epico e malinconico; caratteristiche che da sempre collocano i Nostri in territori più attigui alla scena greca dei primi Septic Flesh, Varathron e Rotting Christ piuttosto che a quella del nord Europa. Il brano, lungo e decisamente strutturato, si dipana su tempi mediamente lenti, benchè non manchino alcune (non eccessive) accelerazioni, puntando tutto su atmosfere tanto maligne quanto solenni, ben sottolineate dall’enfatica interpretazione vocale del buon Cezar.
Il succitato mastermind non ha però del tutto accantonato la sua voglia di sperimentare: ad aprire la seconda traccia, “Throne Of Eternal Silence”, troviamo, infatti, il suono di un didgeridoo accompagnato da percussioni tribali, prima che il brano esploda in un imponente ed epico midtempo che, anche grazie all’uso dei cori, finisce per suonare come un ipotetico ibrido fra i Falkenbach, gli Enslaved e la world music. Non mancano nemmeno episodi più incalzanti, come la tenebrosa “Sanctuary Of Death”, ma, in generale, il mood dell’album poggia senza dubbio in modo largamente preponderante sulla solennità di atmosfere dense, cadenzate ed avvolgenti, anziché sul mero impatto cinetico (come si può già intuire dalla durata media piuttosto alta dei singoli brani). Ecco quindi che, fra gli episodi migliori del lotto, risulta impossibile non inserire la magniloquente e maligna “Rites Of The Black Sun” o la malinconica “Dark Waters”, mentre all’umbratile “Nocturnal Dominion” spetta il compito di chiudere un lavoro senza dubbio ben concepito e ben eseguito, che trova nella sua estrema coerenza stilistica ed atmosferica, a seconda dei gusti personali, il suo massimo punto di forza e il suo maggiore limite: se, da un lato, la suddetta coerenza conferisce ad “Anthems” una personalità ben definita e una spiccata compattezza, dall’altro, il reiterearsi continuo di determinate soluzioni rende il tutto piuttosto prevedibile, sulla lunga distanza, con l’album che si trova a correre spesso sul filo sottile che separa continuità e monotonia.
Il ritorno dei Christ Agony si rivela quindi sì solido e convincente, ma anche destinato a soddisfare una nicchia ben precisa del proprio pubblico – cioè quella legata al loro lato più epico ed atmosferico – accontentando così solo in parte i fan dei primi capitoli del loro percorso artistico.
