CHRISTADORO – Christadoro

Pubblicato il 29/12/2017 da
voto
7.5
  • Band: CHRISTADORO
  • Durata: 00:50:06
  • Disponibile dal: 13/01/2017
  • Etichetta: AMS Records
  • Distributore: BTF

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Questo interessante progetto nasce dalla passione di Mox Cristadoro, storico batterista dei Monumentum, che unisce le sue forze a quelle di alcuni altri volti noti provenienti dalle più disparate realtà (soprattutto prog) del nostro Paese: troviamo, infatti, Fabio Zuffanti (Finisterre, La Maschera Di Cera) al basso, Pier Panzeri (Il Biglietto Per L’Inferno) alla chitarra, Paul Botta (Yugen, Not A Good Sign) alle tastiere e Andrea Del Santo (Noize Machine) alla voce. Il risultato di questa collaborazione è un album, “Christadoro”, che presenta una raccolta di cover di canzoni scritte da alcuni dei massimi esponenti della canzone d’autore italiana. Cantautori celebri, in certi casi ‘nazionalpopolari’, che sono entrati nell’immaginario collettivo italiano, volenti o nolenti. Mox Cristadoro e compagni, però, non scelgono i loro pezzi più famosi, ma ci ricordano che in Italia abbiamo avuto una grande tradizione nella canzone d’autore, eccellente sia da un punto di vista musicale che lirico, con artisti che meritano di essere riscoperti, ascoltati ed approfonditi, andando al di là delle hit da canzoniere italiano. Si parte con “L’Operaio Gerolamo” di Lucio Dalla, tratto da “Il Giorno Aveva Cinque Teste” (1973). Dalla, artista dotato di una vocalità eccellente, autore sopraffino e polistrumentista dall’importante bagaglio jazz, inizia con quest’album la collaborazione con il poeta Roberto Roversi, confezionando un album dalle forti connotazioni sociali. “L’Operaio Gerolamo” parla di classe operaia, di emigrazione economica, del dolore delle morti sul lavoro e i Christadoro rileggono la canzone con efficacia, spostandola da un arrangiamento acustico verso uno più elettrico, guidato dalla chitarra elettrica e dall’organo hammond, senza però stravolgere la linea melodica di base. Il secondo episodio in scaletta è invece “Il Sosia” di Giorgio Gaber, figura fondamentale per la musica italiana, uno dei primi a portare nel nostro Paese il rock ’n’ roll, alla fine degli anni ’50, e in seguito massimo esponente del teatro-canzone. Il brano scelto, tratto da “Gli Anni Affollati” (1981), è una pregevole rilettura che mantiene inalterata la spietata lucidità dell’originale, con un arrangiamento articolato, a tratti minaccioso, che in un passaggio cita apertamente il blues di “Mistreated” dei Deep Purple. L’apice del disco, a nostro parere, viene toccato da “L’ultimo Spettacolo” di Roberto Vecchioni, tratta dal celebre “Samarcanda” (1977). La versione originale, una struggente e lunga ballata di addio, veniva impreziosita dal violino di Angelo Branduardi e dall’amore incondizionato del professore per il mito e la cultura classica; i Christadoro le donano una nuova veste, rispettosa ed elegante, con delle bellissime chitarre ‘gilmouriane’. Si prosegue con “Figli Di…” dei Decibel, in cui un giovanissimo Enrico Ruggeri nel 1978 firmava uno dei dischi seminali della scena punk italiana: un primato che il cantautore ha sempre rivendicato con orgoglio, anche dopo la sua consacrazione al grande pubblico sanremese. In questo caso i Christadoro evitano l’approccio grezzo e iconoclasta del punk e optano per una versione più rallentata, seppure energica, che ne mantiene comunque immutata la forza e il messaggio dissacrante. Proseguendo il nostro viaggio, passiamo a “Lo Stambecco Ferito” di Antonello Venditti. Il cantante, prima di diventare noto alle masse, era uno dei numerosi cantautori che bazzicavano il Folkstudio: dopo un primo album condiviso con l’amico Francesco De Gregori, Venditti registra “Lilly” nel 1975, che contiene questa lunga ballata per piano e voce. Ispirata alla vicenda dell’imprenditore Felice Riva, la canzone viene rielaborata dai Christadoro in maniera pesante, dandole una costruzione che definiremmo doom e che, questa volta, si appoggia nientemeno che al riff portante di “Black Sabbath”. Esperimento ardito e riuscito solo in parte, forse più per l’effetto straniante di un improbabile mash-up Venditti/Black Sabbath. Ci avviamo ormai verso la conclusione e tocca questa volta a Claudio Baglioni con “Solo” (1977). Anche in questo caso i Christadoro ritoccano pesantemente l’arrangiamento, spogliandolo completamente di quella enfatica (e francamente stucchevole) melassa tipica dello stile di Baglioni, trasformandolo in pezzo prog rock energico, con chitarre á la Porcupine Tree e un pizzico di psichedelia. Dopo un breve intermezzo acustico, composto e suonato da Franco Mussida, che ci regala un delicato acquerello musicale sulla scia della bellissima “Peninsula” (da “Jet Leg” del 1977), arriviamo alla fine di questo viaggio. E chi meglio di Franco Battiato avrebbe potuto chiudere un lavoro come questo? L’artista catanese nella sua camaleontica carriera è stato uno degli esponenti del progressive italiano, autore d’avanguardia, sperimentatore estremo, compositore e ‘allievo’ di Karlheinz Stockhausen, per poi diventare idolo di massa sempre a cavallo tra musica popolare e colta. I Christadoro scelgono, dallo sterminato canzoniere di Battiato, “L’Ombra Della Luce”, l’apice compositivo dell’album “Come Un Cammello In Una Grondaia” del 1991. Il disco è caratterizzato da arrangiamenti puramente orchestrali e una netta divisione tra una facciata in cui il cantante interpreta dei lieder classici di Wagner, Martin, Brahms e Beethoven, e l’altra che si divide tra composizioni ascetiche di ricerca interiore (“Le Sacre Sinfonie del Tempo”) e durissime riflessioni sull’attualità (“Povera Patria”). “L’Ombra Della Luce”, che descrive perfettamente la profonda spiritualità di Battiato in quella fase della sua carriera, grazie anche agli arrangiamenti celestiali, viene resa più ‘terrena’ dai Christadoro, che ne mantengono inalterata la forma melodica, ma rivestendola di un ottimo arrangiamento elettrico, che riesce allo stesso tempo a conservarne l’intento e il messaggio di fondo, pur in una chiave più vicina alla musica popolare. Si conclude, così, il nostro lungo excursus su questo esperimento di Mox Cristadoro e i suoi compagni di viaggio. A noi è piaciuto, perché, sebbene generalmente gli album di cover siano più un divertissement, tanto per gli ascoltatori, quanto per i musicisti stessi, in questo caso abbiamo potuto godere della performance di strumentisti di classe che ci hanno ricordato come, a dispetto della drammatica situazione della discografia italiana, troppo spesso affossata da prodotti da talent usa e getta, la musica continua a vivere nella grande tradizione che abbiamo alle spalle e nelle realtà pulsanti e floride come i Christadoro, poco conosciute dai grandi network, ma dotate di grande e vero talento.

TRACKLIST

  1. L’Operaio Gerolamo
  2. Il Sosia
  3. L’ultimo Spettacolo
  4. Figli Di…
  5. Lo Stambecco Ferito
  6. Solo
  7. Ricercare Nel Mare Dell’Inquietudine E Della Paura
  8. L’Ombra della Luce
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