7.5
- Band: CHRISTIAN MUENZNER
- Durata: 00:35:19
- Disponibile dal: 11/03/2020
- Etichetta:
- King Records
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Il virtuoso teutonico Christian Muenzner rappresenta senza dubbio uno dei musicisti più attivi degli ultimi vent’anni in territorio metal, dal momento che nella sua carriera si possono annoverare partecipazioni in un numero impressionante di realtà musicali, tra cui Necrophagist, Paradox, Obscura, Alkaloid, Majesty, Eternity’s End e così via. Da buon amante della musica metal a trecentosessanta gradi Christian non si è mai fatto scrupoli, accumulando più esperienze possibili e incidendo di fatto il proprio nome nel sacro acciaio europeo.
Sebbene egli abbia ottenuto buona parte della sua fama grazie ad apparizioni in campo technical death, il suo vero amore è da ricercare nel power metal e nei grandi maestri della sei corde e dello shredding più puro, come si può ben evincere dalla direzione che ha scelto di dare al suo recente progetto Eternity’s End, il cui secondo album uscito l’anno scorso è stato accolto da noi con un entusiasmo magistrale, degno di quello che è a parere di molti un autentico gioiello di metallo epico e sognante.
Tuttavia non bisogna dimenticare che Chris ha all’attivo anche delle produzioni prettamente soliste, tra cui lo strabiliante “Beyond The Wall Of Sleep” datato 2014, nel quale si passava letteralmente da una traccia vicina al power ad un’altra più tendente al death con la massima disinvoltura, buttandoci dentro anche sprazzi di thrash e mescolando, con una fortissima componente progressive a fungere da collante. Nel caso di questo nuovo “Path Of The Hero” l’andamento appare in parte diverso e più lineare rispetto al predecessore: attingendo a piene mani dallo stile compositivo utilizzato anche per gli Eternity’s End, egli confeziona così un album parzialmente più lineare e stabile all’interno dei propri confini, con quindi numerosissimi spunti presi direttamente dai grandi chitarristi neoclassici, assemblati qui in una tracklist che fa del virtuosismo e dell’epicità la propria priorità. Il trittico iniziale composto da “Knight Rider”, “Demon Angel” e “Blades Of The Brotherhood” corrisponde in pieno a tutto ciò, lasciando intendere all’ascoltatore che non saranno presenti sferzate di sorta; anche se basta arrivare a “Deep Space #11” per riconsiderare immediatamente le proprie idee, trattandosi di una vera e propria fusion in cui una base jazz viene illuminata da una chitarra solista intenta a sviscerare frasi tamarrissime, con tanto di sweep-picking, tapping eccetera.
Dopo cotanta pazzia musicale troviamo il breve intermezzo “Nocturne”, a seguito del quale ci arriva in faccia una grossa sagoma a forma di scudo con una D e una T incise sopra: “Discovery” infatti trasuda Dream Theater e John Petrucci da ogni passaggio, compresi il main riff e l’assolo di tastiera collocato poco prima della fine.
Da qui fino alla conclusione si torna a suonare prog/power metal, a prescindere che si adotti un approccio cadenzato come in “Marchers Of Valhalla”, o lanciando fulmini alla velocità della luce come in “Wing Commander” e nella conclusiva titletrack. Quest’ultima in particolare si pone come una summa di quello che è evidentemente lo stile compositivo ed esecutivo preferito del nostro Chris, che questa volta ha scelto sì di osare un po’ meno, ma comunque riuscendo a piazzare un bel colpo in pieno petto a tutti coloro che apprezzano un determinato modo di approcciarsi allo strumento e alla composizione. Trattandosi di un lavoro completamente strumentale e centrato sul guitar work qualcuno potrebbe storcere il naso, ma la durata contenuta dei singoli brani smorza qualsiasi ipotesi di noia; anzi, noi personalmente ci siamo divertiti moltissimo, e ci auguriamo che possa essere lo stesso anche per voi.
