6.5
- Band: CHROME WAVES
- Durata: 00:28:56
- Disponibile dal: 03/07/2012
- Etichetta:
- Gravedancer Records
Dei Chrome Waves si fa prima a descrivere albero genealogico, guardaroba, codice genetico e gusti alimentari dei membri che a spiegare da che background provengono. Dai, ci proviamo: la band è formata da Boub Fouts alla batteria e al basso (Apostle of Solitude, Christ Beheaded, Doomsday, Steel Aggressor, The Gates of Slumber, ex-Amongst the Swarm, ex-Phantom Witch, Burn It Down, ex-live sessionman dei Nachtmystium), da Jeff Wilson alle chitarre e synth (Doomsday, Krieg, Wolvhammer, ex-Bringers of Disease, ex-Nachtmystium, ex-Dyngyr) e da Stavros Giannopoulos alle voci (The Atlas Moth, Twilight, live session man degli Altar of Plagues). Ce l’abbiamo fatta. Il trio, inutile dirlo, suona un black metal molto scarno ed essenziale, ma non dal feel scandinavo tradizionale. Non dal suono “necro”, negativo e regresso dunque, quanto piuttosto dettato da mood più accomodanti e delicati, più in linea con quanto proposto da band più rock-oriented come visto nel caso degli Alcest, per esempio, o nei Lantlos. La line-up ristretta e il (presumibilmente) limitato tempo a disposizione dei vari membri per materializzare il progetto hanno inevitabilmente portato ad un lavoro poco variegato e molto diretto e che si mostra più come una sorta di allegra rimpatriata tra amici intenti a divertirsi con spensieratezza e poche pretese che come un vero esercizio di stile per creare un qualcosa di compiuto e più impegnativo. La musica dei Chrome Waves è caratterizzata da un andamento depresso, rassegnato e disperato che fa trapelare una malinconia che appare impossibile da combattere, e che rende il disco un lavoro praticamente inconsolabile. Il feel dei pezzi è molto punk, quasi sempre diretto e mai troppo tenebroso. Essendo però questa musica oscura e dall’alto carico di negatività, il risultato finale sembra dipingere un quadro quasi post-punk e venato di dark wave. L’andazzo doomy e gotico infine, caratterizzato da ritmiche mai troppo sostenute, rimanda direttamente ai momenti più equilibrati e pacati degli Altar Of Plagues o di band dal tocco più depressivo, ma pur sempre melodico, vedi dunque band come ultimi Shining e Woods Of Desolation. Insomma, nessuna rivoluzione in vista, ma il dischetto scorre via bene senza imporre grossi dossi da affrontare.
