CHRONOS ZERO – A Prelude To Emptiness

Pubblicato il 06/12/2013 da
voto
7.0
  • Band: CHRONOS ZERO
  • Durata: 01:03:33
  • Disponibile dal: 11/11/2013
  • Etichetta: Bakerteam Records
  • Distributore: Audioglobe

Tra le uscite recenti Bakerteam registriamo anche i romagnoli Chronos Zero, progetto inizialmente riconducibile al solo nome del chitarrista/tastierista Enrico Zavatta, ma che col tempo ha guadagnato una configurazione da band vera e propria. Reclutato ai microfoni un astro nascente del metal nostrano, il bresciano Jan Manenti, la formazione di Cesena da alle stampe sul finire del 2013 questo “Prelude To Emptiness”, sorta di monolitico e monumentale ‘tributo’ al progressive metal dei grandi nomi, primi tra tutti i Symphony X. Troviamo molto infatti sia a livello strumentale che vocale della band di Romeo: la vocalità qui espressa da Manenti si allontana da quella da lui stesso proposta nei più melodici Love.Might.Kill, e risulta senza troppi pensieri paragonabile a quella del Russel Allen più aggressivo; mentre il complesso guitarwork di Zavatta è spesso memore della lezione del già citato Romeo. Del resto precisiamo però che nel disco è possibile trovare anche precise e preziose differenze dal sound della band statunitense, la qual cosa ci permette con un certo agio di parlare di una band quindi relativamente personale, evitandoci di bollarla subito con la fastidiosa classificazione di ‘band clone’, anche se d’alto livello. Soprattutto le tastiere risultano qui meno progressive e meno neoclassiche che quelle di Pinnella, maggiormente improntate alla creazione di un sound che spesso e volentieri sconfina nel sinfonico/orchestrale, finendo così per richiamarci alle orecchie gli Epica di Simone Simons, e non soltanto perché in molti pezzi possiamo ascoltare vocals femminili, che per l’occasione sono affidate alla bella Claudia Sapone  degli Absynth Aura. Anche se le note biografiche citano influenze come Symphony X (ovviamente), Meshuggah e Nevermore come quelle principali per la band, noi troviamo invece proprio nelle atmosfere barocche e sinfoniche degli Epica o dei francesi Adagio dei paragoni anche più calzanti. E’ proprio grazie a questa ricchezza di suoni esterni, a queste influenze dal sapore un po’ gotico e un po’ orchestrale, che la band romagnola riesce di fatto a stemperare le asperità di un progressive metal che altrimenti si sarebbe rivelato forse un po’ arido, sfornando pezzi interessanti e validi, quali  “Hearts Into Darkness”, nella quale ascoltiamo anche iniezioni di metal estremo e vocals in scream, oppure la conclusiva, notturna, “Sorrowful Night (The Composer’s Night Pt.III&IV)”. Non tutto scorre ancora proprio alla perfezione: alcuni pezzi, specialmente a livello delle composizioni più ardite come la prima parte della suite “Lost Hope, New Hope” o come la lunga “Sigh of Damnation”, avrebbero bisogno di una limata per diventare più fruibili, ma è impossibile non riconoscere a questa band i meriti che effettivamente ha, sia dal punto di vista compositivo che da quello esecutivo. Una buona drammaticità, due ottimi vocalist impegnati su registri vari e multiformi, una cura maniacale per ogni dettaglio e una produzione (ad opera del sempre ottimo produttore Simone Mularoni)  veramente perfetta sono poi gli elementi finali che impreziosiscono e lanciano dunque questo lavoro, che riscuote da noi sicuramente più plausi che critiche.

TRACKLIST

  1. Spires
  2. Breath Of Chaos
  3. Shadow’s Lair
  4. Lost Hope, New Hope pt.I
  5. Lost Hope, New Hope pt.II
  6. The Creation
  7. Sigh Of Damnation
  8. Hearts Into Darkness
  9. At The Gates Of Time (Hollowland’s Prelude)
  10. Sorrowful Fate (The Composer’s Night Pt. III & IV)
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