7.0
- Band: CHRONOSPHERE
- Durata: 00:41:58
- Disponibile dal: 16/06/2014
- Etichetta:
- Punishment 18 Records
- Distributore: Andromeda
Spotify:
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Un altro disco thrash dalla Punishment 18. Se le ultime uscite dell’etichetta piemontese ci avevano lasciati un po’ perplessi, questa volta la musica è diversa (in tutti i sensi). I greci Chronosphere ci assaltano subito con “Killing My Sins” e le vocals di Spyros Lafias ci ricordano clamorosamente il Chuck Billy degli anni Ottanta; in realtà l’influenza dei Testament è presente in tutto il disco, sopratutto nelle lead guitar che richiamano molto chiaramente lo stile di Skolnick. Molte band ricalcano il periodo d’oro del thrash americano, ma poche riescono ad unire così bene i grandi maestri (oltre ai già citati Testament, ci sono ben evidenti le “mosh part” alla Anthrax e le tirate alla Nuclear Assault). Si prosegue nell’ascolto e questo “Embracing Oblivion” continua a crescere: citando ma risultando sempre fresco; un pezzo come “Force Fed Truth” potrete dire di conoscerlo dopo i primi venti secondi, eppure riesce a rimanere sempre personale, probabilmente grazie all’originalità compositiva che fa da contraltare ad arrangiamenti che più classici non si può ed alla voce che arriva quasi a sfiorare il plagio. Ma non è un male: thrash americano che suona old-school fin nel midollo, suonato da quattro ragazzi di Atene che avrebbero da insegnare a tanti fenomeni costruiti a tavolino. Altro che i Lost Society con la spinta pubblicitaria della Nuclear Blast; i Chronosphere suonano col cuore, creando una sorta di monumento musicale a quelli che, evidentemente, sono i loro idoli. Non vogliono stupirci o conquistarci, vogliono solo tanto headbanging e tanto thrash metal. Derivativi? E’ dire poco. Eppure quando queste band riescono a tirar fuori dischi di questo tenore, si può solo essere contenti. Certo, il gruppo greco non sarà destinato a restare nella storia, ma può sicuramente regalarvi quaranta minuti di musica che prende a calci nel culo. Non c’è molto altro da aggiungere: i Megadeth e i Metallica non sono più in grado di fare dischi del genere, Anthrax e Testament sono “spompi” e continuano a fare il loro compitino, campando ormai più di grandi produzioni che di pezzi veri e propri. Overkill e Exodus sono abbastanza una garanzia, ma – forse – è troppo poco e, quindi, thrasher fanatici dell’headbanging sfrenato, eccovi un disco da non lasciarvi scappare; un’ ottima dimostrazione del fatto che non c’è bisogno di scomodarsi ad inventare chissachè, che si può prendere il proprio posto all’interno di un genere ed attenersi ad uno stile ben definito. Horns up ai Chronosphere.
