CHURCH OF MISERY – And Then There Were None

Pubblicato il 14/03/2016 da
voto
5.0
  • Band: CHURCH OF MISERY
  • Durata: 00:42:49
  • Disponibile dal: 04/03/2016
  • Etichetta: Rise Above Records
  • Distributore: Audioglobe

Apprezziamo la tenacia e la buona volontà del bassista Tatsu Mikami nell’aver ricostruito velocemente le fondamenta dei Church Of Misery, oscuro collettivo originario di Tokyo che, da circa vent’anni a questa parte, continua a solleticare un fattivo interesse tra tutti gli appassionati del doom metal più malsano e primordiale. Emigrato di recente negli Stati Uniti, il musicista nipponico ha deciso di ripartire da zero, unendo le forze con l’ex batterista degli Internal Void, Eric Little, con il chitarrista dei Blood Farmers, Dave Szulkin, e con il cantante dei seminali Repulsion, Scott Carlson. Questa  rivoluzione copernicana avrebbe dovuto rappresentare una sana boccata d’aria fresca per un gruppo miracolosamente rinato dalle proprie ceneri, invece di enfatizzare la recente involuzione artistica inaugurata sul precedente, ma tutto sommato discreto, “Thy Kingdom Scum”. Corredato dalle consuete liriche morbose atte a descrivere le crude efferatezze perpetrate dai più spietati serial killer, tra cui spicca un tributo alla nostrana ‘saponificatrice di Correggio’ Leonarda Cianciulli in “Confessions Of An Embittered Soul”, “And Then There Were None” rappresenta il punto più basso mai toccato da una compagine apparentemente giunta al capolinea. Per comporre un disco accattivante, in un genere abbondantemente saccheggiato negli ultimi quarantacinque anni, non è più sufficiente limitarsi a fare un semplice copia-incolla dei riff più celebri del Sabba Nero, ma è necessario distinguersi con un marcato estro artistico, virtù che sembra completamente mancare alla nuova incarnazione dei Church Of Misery. Non mettiamo in discussione la passione e la competenza maturata nel corso del tempo dai protagonisti, ma troppo spesso veniamo travolti in palesi e continui déjà-vu, che alla lunga mettono a dura prova la nostra pazienza. Emerge a galla qualche spunto interessante sparso qua e là, come nel caso della stralunata “The Hell Benders”, nella quale si fondono in una sacrilega unione torbide atmosfere da B movie, movenze doom e umori psych. Non male anche la singhiozzante “Murderfreak Blues”, calorosamente avvolta da umori ‘bluesy’ affrescati da languide chitarre immerse nel dolore, ma questi pochi sprazzi di luce artistica non sono sufficienti a rimuovere un imponente alone di mediocrità che aleggia in un’opera ubicata ben al di sotto delle nostre aspettative. Spiace ammetterlo, ma questa volta la Rise Above di Lee Dorrian ha clamorosamente toppato.

TRACKLIST

  1. The Hell Benders
  2. Make Them Die Slowly
  3. Doctor Death
  4. River Demon
  5. Confessions Of An Embittered Soul
  6. Suicide Journey
  7. Murderfreak Blues
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