9.0
- Band: CINDERELLA
- Durata: 00:43:51
- Disponibile dal: 05/07/1988
- Etichetta:
- Vertigo
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Dopo il clamoroso successo ottenuto con il debutto multiplatino “Night Songs” – arrivato al numero tre delle classifiche e promosso dal vivo di fianco agli amici Bon Jovi nel tour di “Slippery When Wet” – sarebbe stato facile per i Cinderella continuare nel solco della tradizione glam, che proprio nella seconda metà degli anni Ottanta stava conoscendo il massimo momento di esplosione commerciale, con le band della seconda ondata pronte ad invadere i palinsesti di MTV. Invece, alla Cenerentola di Filadelfia non piacciono le cose facili, e così, quando nell’estate del 1988 vede la luce “Long Cold Winter”, si capisce fin dalla copertina, decisamente minimale rispetto a lustrini e pailette dell’esordio, che qualcosa è cambiato.
Neanche il tempo di premere il tasto ‘play’ e ne abbiamo la conferma definitiva: la passione di Tom Kiefer per il blues, già intravista tra i solchi del debutto, prende il sopravvento e marchia subito a fuoco “Bad Seamstress Blues/Fallin Apart At The Seams”, sorta di brano dalla doppia Nima dove il primo minuto è pura ‘musica del diavolo’ (con tanto di armonica a bocca) che poi si contamina nel proseguo del pezzo con l’hard rock più caratteristico dell’epoca. Discorso simile per la successiva “Gipsy Road”, singolo di lancio con un bel video girato in Messico, in cui ancora una volta troviamo un riff di tradizione blues unito ad un refrain più squisitamente rock, anche se dietro la patina di allegria si cela un testo dalle tinte chiaroscure, nel caso specifico sulle difficoltà della vita in tour.
L’apice del disco arriva però con la successiva “Don’t Know What You Got (Till It’s Gone)”, per chi scrive LA power ballad per eccellenza del decennio, nonché singolo più famoso della band: pur seguendo gli stilemi del genere (pianoforte protagonista, arpeggi e ritmiche semplici in sottofondo, climax finale), a fare la differenza è la voce incredibilmente rauca e sofferta del frontman, che qui davvero tira fuori tutto quello che ha dentro con un carico di malinconia in grado di entrare sotto pelle a chiunque abbia subito una perdita, sia essa letterale o metaforica.
Si torna a rockeggiare con “The Last Mile”, altro brano ispirato alla vita on-the-road che amalgama un coro semi-gospel d’ispirazione sudista con l’allegra irruenza californiana, e l’ancor più diretta “Second Wind”, probabilmente la più glam del lotto in cui spiccano la chitarra di Jeff LaBar e la batteria di Cozy Powell (session man di lusso che ha sostituito Fred Coury, all’epoca allergico alle registrazioni in studio), ma la seconda perla del disco non può che essere la title track: cinque minuti dal retrogusto decisamente zeppeliniano in cui i due chitarristi fanno l’amore con le sei corde, mentre se chiudiamo gli occhi possiamo quasi vedere la sagoma del cantante che ci volta le spalle allontanandosi in un vicolo freddo e buio come nei migliori noir.
Il bello di questo LP, lo si sarà capito, è la sua capacità di cambiare genere, e così di nuovo “If You Don’t Like It” mescola sintetizzatori, cafonaggine glam e un pizzico di musica nera, mentre con la semi-ballad “Coming Home” si torna a sognare grazie alla chitarra a dodici corde, per un altro pezzo ispirato alla vita nomadica dei musicisti (tema ricorrente dell’album) ed in grado di scalfire anche la scorza degli Hell’s Angels. Dopo la meno memorabile “Fire And Ice”, dominata dal basso di Eric Brittingham e con un ritornello comunque contagioso, “Take Me Back” chiude il disco nel segno di un’allegria malinconia, tra ritmiche trascinanti come i migliori AC/DC e un testo che invece guarda con un misto di amarezza e nostalgia alla gioventù ormai passata.
Evidentemente non serve l’esegesi dei testi per capire che, nonostante la vita da rockstar, Tom Kiefer non era il classico stereotipo di artista rock degli anni Ottanta, così come allo stesso modo i Cinderella non erano, e ancor meno lo saranno negli anni a venire, la tipica band hair metal dell’epoca, e senza dubbio l’ideale punto d’incontro tra i lustrini dell’esordio e i toni ancor più cupi del successivo “Heartbreak Station” è proprio “Long Cold Winter”, premiato con sei milioni di copie e dalla partecipazione al Moscow Music Peace Festival, sorta di Woodstock sovietica a cui presero parte Bon Jovi, Motley Crue, Scorpions e Ozzy Osbourne; ma soprattutto, a trentacinque anni di distanza, il secondo lavoro dei Cinderella non ha perso un’oncia della sua poesia, figurando tra i grandi classici di un decennio pur decisamente prolifico in ambito hard rock.
