6.0
- Band: CIPHER SYSTEM
- Durata: 00:45:32
- Disponibile dal: 02/11/2004
- Etichetta:
- Lifeforce Records
Dunque, dunque…il più grave difetto dei Cipher System è sicuramente quello di essere svedesi, di Goteborg per la precisione, suonare death melodico ed aver registrato “Central Tunnel 8” ai soliti Fredman Studios; il disco d’esordio di tale band, con simili premesse, non si presenta proprio nel migliore dei modi, non nel 2004 almeno…fossimo nei primissimi anni del nuovo millennio il discorso cambierebbe, certo, ma così non è. Secondo, fondamentale problema: chiaramente influenzati da In Flames, Soilwork e Dark Tranquillity, i Cipher System non hanno né il tocco folk dei primi, utile a distinguere dal marasma la formazione di Jesper Stromblad per buona parte della propria carriera, né la propensione ai chorus ultra-melodici dei secondi, né la classe compositiva ed il sopraffino gusto sperimentale dei terzi. Oddio, a dire il vero, un po’ di tutto quanto appena scritto c’è, ma è ancora in stato embrionale e/o accennato, e comunque il sestetto scandinavo non riesce ancora a creare musica personale. La tecnica strumentale, la bella voce corposa di Daniel Scholdstrom, l’idea del concept futuristico e anche (perché no?) una cover stuzzicante (personalmente, mi ha ricordato la scena del ritrovamento del primo cadavere, quello “goloso”, in “Seven”) sono dalla parte dei Cipher System, in partenza noti con il nome Eternal Grief, fino all’arrivo del tastierista Peter Engstrom, dopo il quale la band ha mutato il proprio monicker; e proprio gli arrangiamenti elettronici, quasi tutti in modalità à la Soilwork, risultano piuttosto riusciti e supportano bene il certosino, ma un po’ troppo monotono, lavoro di chitarra, impostato sui triti e ritriti riff di stampo melodic death. I pezzi, anche dopo diversi ascolti e pur essendo tutti discreti, rimangono in mente solo a sprazzi e, inoltre, in “Central Tunnel 8” non esiste un brano-traino, o di punta che dir si voglia, che riesca a dar la spinta a tutto il resto: basti dire che la traccia migliore si identifica nell’outro strumentale, “Slow Chemical – Controle H”, un bellissimo episodio elettronico vicino al folk-ambient, dotato di atmosfere particolarmente sognanti. Strutturalmente perfetto, l’album d’esordio dei Cipher System è però troppo stereotipato per ambire a qualcosa in più di una semplice sufficienza. Debutto in penombra e destinato all’implosione.
