CLOAK OF ALTERING – Manifestation

Pubblicato il 23/01/2016 da
voto
7.0
  • Band: CLOAK OF ALTERING
  • Durata: 00:47:09
  • Disponibile dal: 04/12/2015
  • Etichetta:
  • Crucial Blast

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Profeta della deumanizzazione, sadico profanatore dell’elettronica, sperimentatore obnubilato da turbe creative volte quasi sempre all’olocausto psichico e fisico, Moires è un individuo incapace di starsene lontano dalla strumentazione analogica e digitale. Probabilmente suona e manipola macchinari anche quando dorme, deve accadere qualcosa del genere per spiegare la sua inguaribile prolificità, della quale abbiamo avuto prova inoppugnabile anche nell’anno appena trascorso. Gli Gnaw Their Tongues, il suo progetto principale, hanno pubblicato nel corso del 2015 l’ottavo full-length “Abyss Of Longing Throat” e la collaborazione con quegli altri pericolosi individui dei Dragged Into Sunlight, il godfleshano “N.V.”: prima, erano arrivati “Night Of Consecration” dei Pyriphlegethon, lo sfogo black metal del nostro eroe, e l’EP “Mesmerized” dei Seirom, la facciata ‘umana’ del Moires-pensiero. In contemporanea a “N.V.”, invece, ecco comparire anche tali Caput Mortuum con l’EP “Cult Of Doom”, mentre lo stesso giorno di questo “Manifestation” a firma Cloak Of Altering veniva rilasciato anche il nuovo album degli Aderlating, “Hell Follows”. Infine, alla vigilia di Natale, l’ep “Sunday Rain”, di nuovo dei Seirom. Non male, vero? Bene, se dal lato della quantità il nostro olandesone, passato anche al Rock Valley pavese con Seirom e Gnaw Their Tongues, come potete vedere si difende bene, lo stesso si può dire della qualità dei suoi lavori, sempre altamente stuzzicanti e impregnati di una creatività specifica del personaggio. Il quarto album dei Cloak Of Altering discende dallo stesso ceppo genetico infestato di vermi e spore radioattive di (quasi) tutti gli altri lavori firmati da Moires, e guardando più nello specifico al progetto-capostitipite Gnaw Their Tongues si può intuire tutta l’alienazione terroristico-musicale di un disco come “Escatological Scatology”, depurata però delle sciabolate grind-black metal lì contenute, a favore di un approccio più calcolatore e ancora meno affine a una mentalità ‘umana’. “Manifestation” vede le macchine trionfare e tiranneggiare, industrial e power electronics sono la base di un ragionato processo di deformazione del suono, che vede nel deturpamento delle chitarre, fino alla loro completa trasfigurazione, il suo attributo più notevole. La chitarra in mano al polistrumentista dei Paesi Bassi diventa rumore, disagio, eccentricità tagliente ricolma di odio surreale. Sottili onde noise viaggiano nell’etere fino alle nostre orecchie, scandite dai colpi di una drum-machine asettica, regolatrice di processi neuronali intrinsecamente sbagliati; cupi e nebbiosi landscape post-atomici si creano dal nulla davanti ai nostri occhi, squarcianti urla insozzate di effetti li attraversano come grida di un’umanità morente, seviziata fin oltre ogni possibile sopportazione del dolore. Oppure, prendono corpo recitativi robotici, all’interno di tracce che si bloccano in risacche digitali di sludge dronico (“Cave Systems Of The Outer Moons”), riportando alla memoria proprio i Godflesh omaggiati in “N.V.”. Gli stridori iper-acuti avvertiti nelle fasi più energiche, che si schiudono a conclusione di raggelanti pause letargiche di rumori e scansioni elettroniche catacombali, parrebbero quasi anelare a un minimo di luminescenza, ma si rivelano presto indizi di poco fondamento, semplici momenti preparatori per accelerazioni selvagge, dove il black metal si fonde al caos cosmico. Specie di sinfonie sintetiche si scagliano allora su chitarre e synth, provocando piccoli big bang di gelido avantgarde affini in qualche maniera ad Anaal Nathrakh e Dragged Into Sunlight, come succede in “Hidden Celestial Deity” e “Black Hole Cloaks”. In mezzo a tanto orrore, val la pena di sottolineare che nel mare di loop di cui il disco è infarcito si rintracciano anche vaghi sentori armonici, fondamentali nello sconvolgere la nostra percezione uditiva e portarla al completo delirio. Con “Parasiting Altering Sickness” Moires risveglia del tutto le sue manie perverse, il brano rigurgita efferatezza, concedendosi a pieno regime a fustigazioni di beat e turpitudini percussive, prima di una lunga coda fra ambient e psichedelia, come la si potrebbe intendere fra un millennio. Quando le macchine avranno davvero distrutto le nostre anime e il mondo come lo intende Moires sarà realtà a tutti gli effetti. Manca nei Cloak Of Altering un po’ di quella perversa carnalità che ha reso gli Gnaw Their Tongues una delle realtà più oscene del panorama extreme metal europeo, alcune pause rumoristiche nella prima metà della tracklist appaiono leggermente ridondanti, ma se siete fan di un certo tipo di sonorità probabilmente non ne avrete a male. Ancora una volta, quindi, dall’Olanda si diffonde in tutto il Vecchio Continente un’aria miasmatica, preludio a una tragica rivolta delle macchine e una soccombenza del genere umano. “Manifestation” vi aiuterà a farvene una ragione.

TRACKLIST

  1. Manifestation
  2. -3.003486962(6)+—10-66
  3. Stretching Infinity
  4. Cave Systems of the Outer Moons
  5. Hidden Celestial Deity
  6. Black Hole Cloaks
  7. Parasitic Altering Sickness
1 commento
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