CLOAK – To Venomous Depths

Pubblicato il 09/11/2017 da
voto
7.0
  • Band: CLOAK
  • Durata: 57:24
  • Disponibile dal: 10/11/2017
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

Odore di cripta, filamenti di polvere come suggestioni di incubi, orbite vuote di innumerevoli teschi accatastati, il pianoforte in lontananza: ecco lo scenario che intravediamo, illuminato dal tenuo chiarore di candele semiconsumate, quando le prime note dei Cloak risuonano dalle casse dello stereo. Il debut dei quattro di Atlanta, Georgia, è un vero e proprio grimorio di metal ‘annerito’ e sporcato quel tanto che basta di melodie settantiane per risultare un bocconcino prelibato per tutti i nostalgici di talune atmosfere sottilmente a metà tra il demoniaco e il terrore strisciante. In questo “To Venomous Depths” rimandi ora ai seminali Dissection, ora ai Fields Of Nephilim più cupi si rincorrono come spettri lungo tutte le nove tracce: se la sezione ritmica di Matt Scott al basso e Sean Bruneau dietro le pelli alterna momenti tiratississimi (“In The Darkness, The Path” è una sentita professione d’amore per la scuola di death metal svedese) a stacchi più cadenzati, come nell’iniziale “To Venomous Depths / Where No Light Shines”, le chitarre del duo Brigham/Taysom si inseriscono con maestria per arricchire il tutto con orecchiabili distorsioni ‘vintage’, corroborate da una produzione in linea con le atmosfere venefiche proposte dal gruppo (si ascolti l’intermezzo “Passage” e la successiva “Forever Burned” per averne un assaggio). La lunga suite “Deep Red”, posta a conclusione del’album, sembra incarnare tutte queste sfaccettature e ribadisce ancora una volta con vigore che per andare a scovare i quattro Nachzehrer dai capelli hippie bisogna andare a scavare nella parte più desolata del cimitero, quella in cui si respira più forte l’atmosfera di marcio e tensione tipica di molti film della scuola di Dario Argento (cui i Nostri chiaramente rendono omaggio). La sensazione che prepotentemente si fa strada nell’ascolto del disco, però, è quella che i Cloak ricalchino pedissequamente le orme dei cugini europei Tribulation (oramai ascesi al rango di ‘maestri dell’orrore’ nel genere) a scapito della propria personalità: tutto, dal suono delle suddette chitarre alla voce di Taysom (pari, per ruvidezza sussurrata e un po’ roca, proprio a quella di Johannes Andersson), passando per gli arabeschi ibridi tra hard rock e i dettami del black/death metal old-school, ricorda un po’ troppo gli spettrali autori dell’acclamato “The Formulas Of Death”. Questo, insieme ad una leggera prolissità – dieci minuti in meno avrebbero reso, a parere di chi scrive, l’ascolto più fruibile – penalizza in parte quello che poteva essere un debutto veramente succulento. Se non riuscite a far a meno di atmosfere macabre e death metal ve ne consigliamo caldamente l’ascolto; da parte nostra facciamo un applauso di incoraggiamento e li aspettiamo per il secondo disco, fiduciosi del fatto che per allora riusciranno a tirar fuori il loro personale, sulfureo miasma.

TRACKLIST

  1. To Venomous Depths / Where No Light Shines
  2. Within The Timeless Black
  3. The Hunger
  4. Beyond the Veil
  5. Death Posture
  6. In The Darkness, The Path
  7. Forever Burned
  8. Passage
  9. Deep Red
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