CLOAKROOM – Dissolution Wave

Pubblicato il 16/02/2022 da
voto
7.5
  • Band: CLOAKROOM
  • Durata: 00:37:50
  • Disponibile dal: 28/01/2022
  • Etichetta:
  • Relapse Records

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Era con grande trepidazione che si aspettava il ritorno dei Cloakroom. Quel “Time Well” del 2017 iniziava a sembrare piuttosto lontano per una formazione quasi neonata. “Dissolution Wave” arriva dunque col favore dell’attesa. Ed è un’attesa più che ripagata.
Un concept. questo, in cui “Dissolution Wave” ha spazzato via tutta l’arte, la filosofia e il pensiero astratto dell’umanità. Per mantenere il mondo in rotazione sul suo asse, il compito spetta ai cantautori, che devono riempire l’etere con le loro composizioni. Nel frattempo un filtro è impostato per l’immaginazione umana. Questo filtro, chiamato “Spire and Ward of Song”, consente infatti solo al “materiale migliore” di passare e alimentare la rotazione terrestre. Per tutto l’album, il cantante/chitarrista Doyle Martin canta dalla prospettiva di un minatore di asteroidi che trascorre il suo tempo libero scrivendo musica, affinando la sua arte per aiutare la sopravvivenza del suo pianeta. “Se non scrivi una canzone abbastanza buona in questo universo, corri il rischio di essere dimenticato e di perdere l’opportunità di tornare come una forma di vita significativa“, spiega Martin.
La trama e l’universo creati in questo immaginario risultano già pienamente consci di un modo di raccontare che deve avere dalla sua una grande dose sia di maturità che di personalità, ed effettivamente le cose, per i Cloakroom, diventano perfettamente chiare. Il disco suona piuttosto breve, almeno rispetto al precedente lavoro, impostandosi su brani concisi e meno divagatori, seppur in grado di evocare il grande doomgaze che spesso si associa a questo tipo di rappresentazione. Ma definire la proposta dei Cloakroom solo in questo modo ridurrebbe pienamente un ampio spettro di contaminazioni che rendono il tutto così originale e peculiare. L’attitudine emo del Midwest è parte integrante del tutto, così come un retaggio punk hardcore e il riffing tipico del doom-sludge scuola Jesu. Non è però lontano il folk, l’americana, Tom Petty. Matt Talbott di Hum ha contribuito ancora una volta come special guest e Doyle Martin è sempre in combutta coi Nothing dal 2019. Questo è anche il primo disco che presenta il batterista Tim Remis, che si è unito alla band nel 2019.
Se “Lost Meaning” è il tipo di canzone che ricorda un momento storico, passato da tempo, quando ancora gli Smashing Pumpkins potevano essere radiofonici e al tempo stesso colti, suonando comunque gonfi di suono, “A Force At Play” ha quel gusto synthpop e una melodia meditativa, quasi folk. “Lambspring” offre il calore shoegaze di Martin verso quello standard My Bloody Valentine, fumoso e dilatato. “Doubts”, uno dei momenti migliori del disco, ha un assolo di chitarra che è un vero lamento country della vecchia scuola. Le idee musicali continuano ad evolversi e ad espandersi, come quell’universo così pittoresco descritto dal concept, arrivando molto vicino agli Sleep o ai Motorpsycho come nell’ultima “Dissembler”. Un vero pastiche che però non perde mai la sua connotazione omogenea e unitaria, che dona merito al trio.
Ipnotico e meditabondo, ma anche diretto ed immediato, “Dissolution Wave” è un lavoro che conferma lo statuto artistico di questa mitica band dell’Indiana, capace di mischiare sapientemente generi e influenze in una forma matura, affascinante e capace di raccontare ancora grandi storie.

TRACKLIST

  1. Lost Meaning
  2. Dissolution Wave
  3. A Force At Play
  4. Dottie-back Thrush
  5. Fear of Being Fixed
  6. Lambspring
  7. Doubts
  8. Dissembler
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