CLOUD RAT – Moksha

Pubblicato il 02/03/2013 da
voto
7.0
  • Band: CLOUD RAT
  • Durata: 00:29:07
  • Disponibile dal: 13/02/2013
  • Etichetta: 7 Degrees Records
  • Distributore:

I Nasum eseguiti con il suono degli Entombed? Noi diciamo di sì! Eccovi espresso in maniera molto riduttiva ma del tutto indicativa il suono degli americani Cloud Rat. Adrian, Madison e Rorik saranno “solo” in tre, ma hanno palle formato pianeta, una rabbia incontenibile e un’attitudine al songwriting che mostra davvero poca timidezza o incertezza. I tre distruttori americani, guidati dalla sorprendente ugola della frontwoman Madison Marhsall, hanno infatti creato un disco completamente imbottito di rabbia, in cui lo spazio per respirare è praticamente nullo e in cui quello per soffocare è invece espanso ai massimi livelli, con un’ingegneria compositiva pregevole e una logica di fondo travolgente. Il suono rabbioso e oltranzista dei Cloud Rat si basa espressamente sulla trasmissione di tematiche prettamente inerenti alla sfera socio-culturale, soprattutto femminile, ma che va oltre: si parte dal femminismo radicale, appunto (tematica che sta evidentemente molto a cuore alla Marshall), e dall’emancipazione sessuale per poi arrivare a toccare le tematiche del veganismo, dell’ateismo, dell’ambientalismo radicale, dell’anarchia, dell’antifascismo, eccetera. Il tutto è ovviamente un “campo di studi” dai forti tratti rivoluzionari e riottosi per i tre grinder americani, e dunque la musica non può che scaturirne in maniera efferata e inarrestabile. Il grindcore dei Cloud Rat è tagliente, truce, roboante ma anche estremamente focalizzato. I tratti più caotici e insensati del grind sono levigati in un assalto sonico, conciso, nitido, compatto e dalle fortissime tinte hardcore. In parecchi frangenti i tre rimandano più ai Trap Them o ai The Secret che, per dire, ai Repulsion, ai Napalm Death o agli Anal Cunt. La proposta dei Nostri infatti pesca a piene mani dal buzzsaw sound degli Entombed, e poi ne fa un discorso più scarno, viscerale e concreto. Oltranzista, sprezzante, suppurante, dalle forti connotazioni socio-culturali e completamente intriso stilemi punk e hardcore. Svariate inoltre sono le volte in cui i tre si lasciano anche andare a momenti post-punk, con radure di riverberi e parti spoken word che tirano in ballo tanto i Cocteau Twins quanto i Bauhaus. Gli amanti di band harcore più heavy come i Trap Them appunto, i Tragedy o i Converge apprezzeranno forse un tantino di più dei fan del grind più metallico e integralista, ma qua di violenza e sprezzante potenza heavy ce n’è davvero per tutti. Ultima nota: chi ha apprezzato la potenza della sfera femminile usata come un’arma contundente nel mondo del metal, come accaduto nel caso degli Oathbreaker, deve assolutamente sentire questa band poiché, anche se a tratti più minimale ed essenziale, il discorso è il medesimo.

TRACKLIST

  1. Inkblot
  2. Aroma
  3. Corner Space
  4. Olympia
  5. Peer to Peer
  6. Widowmaker
  7. Infinity Chasm
  8. Inimitable Sea
  9. Daunting Daughters
  10. Casse
  11. The Needle and the Damage Done
  12. Vigil
  13. Moksha
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