CLOUD RAT – Pollinator

Pubblicato il 18/09/2019 da
voto
7.5
  • Band: CLOUD RAT
  • Durata: 00:34:45
  • Disponibile dal: 13/09/2019
  • Etichetta: Artoffact Records
  • Distributore:

Questa voglia matta di fare un sacco di cose i Cloud Rat l’hanno sempre avuta. La loro produttività è sempre stata costante e con le fonti di ispirazione citate nel corso degli anni si potrebbe riempire la line-up di un grande festival o, volendo volare bassi, innumerevoli mix-tape. Gli statunitensi vantano da sempre un approccio poco ortodosso alla materia grindcore, dimostrando puntualmente come questo sound possa essere straordinariamente duttile se interpretato da musicisti degni di questo nome. Dopo “Qliphoth”, sono arrivati una manciata di split e compilation, ma è con questo “Pollinator” che il gruppo sforna il vero successore del suo acclamato secondo full-length. Pur non potendo contare sull’effetto sorpresa in dote al predecessore, ancora una volta, i Cloud Rat lanciano un disperato e toccante grido di allarme tramite un intenso e frenetico incrocio tra grind di estrazione Discordance Axis, hardcore, black metal, noise rock e post rock/shoegaze, lasciando spesso che la melodia si arrampichi sui blastbeat e che le urla di Madison Marshall superino le distorsioni delle chitarre. Angoscia e sconforto, in “Pollinator”, sono infatti resi tangibili non soltanto dal fragore, ma anche da momenti più introspettivi e dalle fugaci ma continue intrusioni melodiche attuate dalla chitarra di Rorik Brooks. “Luminescent Cellar”, ad esempio, è praticamente una ballata strepitante che sfocia in un crescendo tormentato, ma analogo ardore si evidenzia in episodi più tirati come “Night Song”, “Wonder”, “The Mad” o “Marionettes”, dove il terzetto, guidato come sempre da un’attitudine ‘open-minded’, riesce appunto a trovare un compromesso particolarmente avvincente tra frenesia ed emotività. Di nuovo, oltre alla sincera irruenza di cui più volte ci è stata data evidenza, i Cloud Rat hanno quasi sempre il pregio di saper essere incisivi con soluzioni melodiche e sperimentali mai troppo reiterate, che spesso donano al pezzo quel quid in grado di farsi ricordare dopo un singolo ascolto. Per questo, “Pollinator” è un disco in continua evoluzione, in cui vale la pena provare ad addentrarsi, anche da parte di coloro che non hanno troppa familiarità con l’oltranzismo della scena grind.

N.B. “Pollinator” viene accompagnato nella sua edizione 2-CD digipak dall’EP “Do Not Let Me Off the Cliff”, lavoro ulteriormente sperimentale, nel quale la band si cimenta anche in sonorità elettroniche.

TRACKLIST

  1. Losing Weight
  2. Delayed Grief // Farmhouse Red
  3. Seven Heads
  4. Night Song
  5. Wonder
  6. The Mad
  7. Al Di La
  8. Last Leaf
  9. Zula
  10. Biome
  11. Webspinner
  12. Luminescent Cellar
  13. Marionettes
  14. Perla
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