7.5
- Band: CLOUDS
- Durata: 01:00:48
- Disponibile dal: 03/12/2021
- Etichetta:
- Personal Records
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I Clouds fanno parte di quella schiera di band che, negli anni, hanno raccolto decisamente meno di quanto meritassero: arrivati ormai al sesto album, hanno suonato in alcuni dei più importanti festival di settore, hanno sempre ottenuto riscontri da parte della critica ma non sono mai riusciti ad uscire da un giro ristretto di appassionati. Il personaggio principale attorno a cui ruota l’intera storia della band è Daniel Neagoe, cantante e polistrumentista romeno con una lunghissima storia alle spalle (tra le numerosissime esperienze, sicuramente da citare Shape Of Despair e Pantheist), che ha fondato i Clouds nel 2012 ed ancora adesso ne rappresenta l’anima; la lista dei musicisti che lo hanno affiancato da allora è praticamente infinita ed ha dato vita a line-up tra loro completamente differenti, oltre ad una discografia molto frammentata, con dischi autoprodotti che solo quest’anno hanno trovato una pubblicazione ufficiale da parte della Personal Records.
Il nuovo album, che secondo tradizione ha un titolo in romeno, “Despărțire” (traducibile con ‘separazione’), prosegue sulla falsariga dei lavori precedenti e conferma come la band sia una delle più brillanti realtà quando si tratta di ricreare le più tenebrose atmosfere funeral doom: i loro brani, infatti, sono lunghi, lenti, ipnotici, intrisi di sconsolato romanticismo; la musica, come molto spesso accade in questo genere di nicchia, nasce da una perdita, da una privazione, ed è un viaggio in abissi profondissimi ed oscuri. Su un tappeto di riff dilatati si erge una voce che passa da un growl dilaniante ad un clean doloroso e straziante, che non è molto lontano da quello di maestri quali gli Warning. Un violino va spesso a rafforzare la melodia principale, come nella toccante “This Heart: A Coffin”, uno degli apici emotivi dell’intera opera grazie anche alla partecipazione di Mick Moss degli Antimatter alla voce. Un’altra istituzione in materia, Aaron Stainthorpe, certifica la levatura di questi profeti della disperazione in “In Both Our Worlds The Pain Is Real” che, inevitabilmente, suona parecchio My Dying Bride.
Il funeral doom è sicuramente uno dei sottogeneri più ostici ed estremi del mondo metal, ma i Clouds sanno come trattare la materia e ci conducono in un viaggio angosciante verso la più cupa solitudine che non deluderà i cultori di queste sonorità.
