CLOVEN HOOF – Heathen Cross

Pubblicato il 28/05/2024 da
voto
7.5
  • Band: CLOVEN HOOF
  • Durata: 00:42:18
  • Disponibile dal: 31/05/2024
  • Etichetta:
  • High Roller Records

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Voglio essere perfettamente chiaro. I Jag Panzer sono, e saranno sempre, la mia band principale… Sto cantando con i Cloven Hoof per fare un favore ad un amico, Lee Andre Payne“: parole postate sui social nel gennaio del 2023 da parte di Harry ‘The Tyrant’ Conklin, frontman storico della heavy metal band americana, con le quali annunciava il suo ingresso nel gruppo britannico, giurando comunque eterna fedeltà alla sua prima formazione, sottolineando quindi come tutta questa operazione sarebbe stata solamente il frutto di una lunga amicizia, senza pertanto lasciare aperti eventuali spiragli per una collaborazione più duratura.
Complicata e disordinata la storia della band del West Midlands: tra scioglimenti e un numero indefinito di cambi di line-up, il combo guidato dal bassista Lee Payne non è mai riuscito a dare continuità al proprio operato, pur pubblicando, nella maggior parte dei casi, discreti se non buonissimi lavori.
E quando nel 2015, sembrava aver finalmente trovato la quadratura del cerchio, nella figura del cantante George Call, presentatosi alla grande con l’ottimo “Who Mourns For The Morning Star”, ecco l’ennesima rivoluzione. Dopo tre album all’attivo, anche Call abbandonava la band a causa di divergenze interne, lasciando per l’ennesima volta vacante il posto dietro al microfono.
Succede quindi che Lee Payne bussi alla porta dell’amico Harry chiedendo un supporto vocale in vista del nuovo disco. Un semplice favore, una prestazione occasionale che porta comunque con sè un’unica e fondamentale caratteristica: si chiama professionalità, ed il qui presente “Heathen Cross”, decimo album dei Cloven Hoof, ne è costellata da cima e fondo.
Meno squillante ed epico rispetto agli ultimi dischi, acquista sicuramente maggior pesantezza e rocciosità, grazie proprio alla figura di Conklin, richiamando quindi le forme più classiche del genere, promulgate dal gruppo inglese nei primi anni di carriera. Un ritorno alle origini che si combina, in chiave di etichetta, a quello con la High Roller Records.
Classe da vendere quindi, garantita da pezzi come “Redeemer”, “Last Man Standing”, perfetta per una sua eventuale versione live, “Vendetta”, tambureggiante e catchy al 100%, o “Frost and Fire”. Ed anche quando i brani s’incupiscono, o semplicemente rallentano (“Do What Thou Wilt” e “Curse of the Gypsy”), la qualità espressa è puntuale e graffiante. Chiudendo un occhio – o un orecchio, per meglio dire – di fronte alla non eccelsa “Sabbat Stones” (strana scelta quella di proporla come singolo), l’epicità dei Cloven Hoof viene certificata dalla conclusiva “The Summoning”: un’autentica convocazione al centro del cerchio di pietre, celebrativa al punto giusto, con una prima parte più magica ed una seconda metà dove anche una goccia dei nostri Death SS sembra farsi largo tra le fiamme notturne del rito pagano.
Doveva essere solo un favore, ma se il risultato è questo, speriamo che Lee Payne torni nuovamente alla corte del buon Conklin.

TRACKLIST

  1. Benediction
  2. Redeemer
  3. Do What Thou Wilt
  4. Last Man Standing
  5. Darkest Before the Dawn
  6. Vendetta
  7. Curse of the Gypsy
  8. Frost and Fire
  9. Sabbat Stones
  10. The Summoning
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