7.5
- Band: COBRA THE IMPALER
- Durata: 00:50:28
- Disponibile dal: 31/05/2024
- Etichetta:
- Listenable Records
I Cobra The Impaler – da non confondere con i Kobra And The Lotus, in un rettilario metallico che farebbe piacere a Donatella Rettore – si erano fatti notare all’atto di nascita grazie alla presenza di Thijs de Cloedt (ex chitarrista degli Aborted) e Dirk Verbeuren (attuale batterista dei Megadeth), confezionando un debutto (“Colossal Gods”) tanto variegato quanto solido nel mescolare pesantezza, tecnica e melodia.
Perso per strada quest’ultimo, sostituito dietro alle pelli da Ace Zec, questo “Karma Collision” conferma le qualità del suo predecessore proponendo dieci tracce intricate nella sostanza ma accessibili nella forma, come i maestri del mainstream più raffinato – dai Mastodon ai Tool passando per i Gojira – insegnano.
Le due chitarre e la sezione ritmica corrono, fin dall’opener “Magnetic Hex”, in un turbinio che unisce le ritmiche affilate del thrash/death europeo alle armonizzazioni muscolari della New Wave Of American Heavy Metal (dai Killswitch Engage ai Trivium di “Shogun”), mentre Manuel Remmerie dietro al microfono si erge a faro melodico con il suo cantato, a metà tra Chuck Billy e Jerry Cantrell, che non fa prigionieri, come dimostrato dai ritornelli suadenti di “Season Of The Savage”.
Tra arzigogolature ritmiche di tooliana memoria (la title-track), sprazzi di cattiveria anche a livello vocale (“My Inferno”) e testi mai banali (“The Message”) i cinquanta minuti filano via lisci nonostante una durata media dei pezzi mediamente elevata, segno di come il quintetto belga sappia tenere sempre alta l’attenzione dell’ascoltatore fino all’apice dei sette primi di “Assassins of the Vision”.
Per arrivare al livello dei nomi citati in apertura serve un livello di esposizione fuori dalla portata della Listenable Records, ma almeno su disco i Cobra The Impaler confermano le loro qualità in termini di eclettismo misto ad accessibilità.
