7.5
- Band: CODE (UK)
- Durata: 00:44:03
- Disponibile dal: 04/06/2021
- Etichetta:
- Dark Essence Records
- Distributore: Audioglobe
I britannici Code ritornano a pubblicare un full-length dopo “Mut” del 2015, avendo nel frattempo dato alle stampe solo due EP ed una compilation. La band (ora un quartetto con un chitarrista aggiunto come supporto in fase di registrazione), ad eccezione del solo Aort, è completamente differente in quanto a line-up rispetto agli esordi, avendo cambiato numerosi componenti nel corso degli anni ed essendo questi molto spesso impegnati anche con altri progetti di una certa levatura (tra membri ed ex membri della band si parla di musicisti che hanno militato in Binal, Blutvial, Indesinence ma anche Ulver, Dødheimsgard, Hexvessel, Arkhon Infaustus e la lista potrebbe essere lunghissima). Nonostante questa instabilità ed a dispetto della lunga attesa, il nuovo “Flyblown Prince” ci mostra un gruppo in salute, capace di continuare in modo coerente un percorso iniziato ormai quasi vent’anni orsono e, soprattutto, che ha ancora qualcosa da dire. Il cammino dei Code è sempre stato imprevedibile, contraddistinto da scelte inaspettate e guidate solo dall’ispirazione artistica: basti pensare a come “Resplendent Grotesque” sia uno dei più fulgidi esempi di black metal con suoni dissonanti e progressivi, e da esso si sia arrivati al già citato “Mut”, disco con un approccio completamente prog e con derive post-rock. Queste opere non sono state menzionate a caso, in quanto “Flyblown Prince” sembra essere a metà strada fra i due: in questi nuovi pezzi, infatti, registriamo un deciso ritorno alle sonorità estreme dei primi album, inserite in strutture varie e ricercate e suonate con un elevato tasso tecnico. L’anima del disco è profondamente black, ma con quel gusto avant-garde che è proprio di una band come gli Arcturus, con riff complessi e mutevoli, batteria che varia in continuazione ritmi, basso che ricopre un ruolo importante, voce che spazia tra growl e clean e, soprattutto, una capacità narrativa fuori dal comune: ogni brano, infatti, è un tassello della storia, una sorta di fiaba tra fantasia ed incubo. Certo, si può obiettare che questa musica anni fa era impossibile da catalogare, mentre ora è più facilmente codificabile; ma sicuramente i dodici minuti di psichedelia, claustrofobia, disperazione e magniloquenza racchiusi in “The Mad White Hair” fugheranno ogni dubbio anche dall’ascoltatore più critico. Un ritorno solido ed ispirato, che di certo non delude i fan di una band in qualche modo sottovalutata.
