7.5
- Band: CODE (UK)
- Durata: 00:35:40
- Disponibile dal: 27/02/2015
- Etichetta:
- Agonia Records
Iniziato come progetto fondamentalmente avant-garde e black metal, i Code hanno ormai con questo quarto tassello infranto indubbiamente ogni barriera stilistica che li teneva legati alle etichette del passato. “E’ la prima volta che abbiamo scritto musica senza punti di riferimento e, come risultato, abbiamo ottenuto un album incredibilmente intimo ed emozionale” comunica il leader, ormai unico membro fondatore, Aort. “Mut” è infatti un tripudio di nuovi pattern fluttuanti tra il dissonante dispari del nuovo progressive e l’arpeggio sognatore del post-rock, come nella simbolista “Dialogue”, che assurge a paradigma della dimensione Code 2015. L’apertura di “Dialogue”, dopo i primi due pezzi non particolarmente convincenti, è infatti figlia di tutto un filone di musica più vicina agli studi brightoniani dove “Mut” è stato registrato, i Brighton Electric Studios, e l’eco del sound da produzione alternative di band come i Foals, i British Sea Powers e i Blood Red Shoes si sente eccome, così come all’impronta compositiva parallela più inquietante dell’altra faccia del brano, più tipicamente post-metal e tooleggiante. Il progressive post-rock di questo “Mut” diventa però pian piano, nel corso del disco, sempre più torbido e intriso di spleen, inquadrandosi come un passaggio di formazione che presenta oltretutto una prova di Wacian di tutto rispetto, ben superiore a quella di “Augur Nox”, oscillante tra poet maudit e crooner, come nella emozionante “Affliction”, che sembra ricordare alcune delle ottime soluzioni di Anathema più datati, o nella bellissima “Numb, An Author”, che ricorda alcune interessantissime soluzioni di un album come “Vermin Soul” dei Bokor, o nella sua interpretazione soffusa e sofferta di “Contours”. “Noveau Gloaming” e l’epoca Kvohst sono lontani certamente, ma l’impronta natale della band è sempre lì a livello di intenzioni, e certamente questo cambiamento è quello che si deve considerare una naturale maturazione del proprio sound, tanto necessario quanto ricercato. Wacian non fa più il verso a Kvohst e l’avantgarde degli Arcturus rimane confinato ai parallelismi di qualche anno fa. Certamente i Code stanno tentando di trovare una propria direzione totalmente personale ed eclettica, e inevitabilmente questo processo passa per cambiamenti, modifiche, virate del proprio stile, ma sembra che questa ultima produzione abbia tutte le carte in regola per porsi come nuovo timone per i Code del prossimo futuro, o se non altro dimostra di contenerne la struttura chimica essenziale. “Mut” non è un disco immediato, e non lo dovrebbe essere. Il rischio del monotonico sbadiglio è dietro ogni primo ascolto disinteressato, ma superato questo scoglio si viene abbracciati dalla profondità latente di questo quarto tassello che forse non sarà la perla della carriera dei Code, ma che ci fa perdere nei meandri del suo essere significativamente malinconico e parallelamente entusiasmante, purtroppo ancora troppo acerbo come sound per librarsi in tutta la sua classe, ma che rimane come una macchia amletica che deve ancora rivelare la sua vera essenza. Una prova interessante per la band di Aort, da non sottovalutare e da assaporare lentamente appoggiati sulla banchina di Brighton, sferzati dal freddo mare inglese dalle mille sfaccettature.
