CODE ORANGE – Underneath

Pubblicato il 31/03/2020 da
voto
9.0
  • Band: CODE ORANGE
  • Durata: 00:47:33
  • Disponibile dal: 13/03/2020
  • Etichetta: Roadrunner Records
  • Distributore: Warner Bros

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Investiti da tempo dalla benedizione/maledizione di un’attenzione mediatica che avrebbe schiacciato dei giganti i Code Orange sono da tempo marchiati come gli eletti, coloro che spezzando le catene dell’hardcore sarebbero divenuti la ‘next big thing’ del panorama heavy, nonostante le sacrosante critiche a un sound eterogeneo e a tratti immaturo. Nel ciclo di “Forever” la band ha calcato i palchi che contano e ha aumentato la propria popolarità grazie a una nomination ai Grammy e a una fortunata partnership con la WWE. Di sicuro con questo “Underneath” la band Pittsburgh si allontana ancora di più dalla dimensione puramente ‘hardcore’, abbandonando il suono Kurt Ballou per uno dei cambiamenti più radicali della propria formula: affidandosi ad un nome più mainstream come Nick Raskulinecz (Ghost, Korn, Alice In Chains, Mastodon) assieme al collaboratore storico Will Yip e all’orecchio attento del frontman Jami Morgan, i Code Orange si lanciano in una transizione puramente industrial, con suoni ultra nitidi, digitali e taglienti.
A cancellare quel momento ‘piacione’ che è stato “Let Me In” (entrata del wrestler The Fiend) ci pensa, settando la tensione, l’intro “(deeperthanbefore)”, che con tanto di ‘jump scare’ ci butta nell’orrore digitale di questa raccolta. “Swallowing The Rabbit Whole” è immensa: spietatamente violenta, subdolamente intricata, stratificata in una gabbia industrial, collega il disco al precedente e mostra quanto il concept musicale degli ex ‘kids’ si sia evoluto in maniera incredibilmente veloce ed efficace. Poi arriva il breakdown e una serie di glitch cominciano a sabotare un flusso già stridente ed elaboratissimo per calpestare l’apparato uditivo e scatenare impulsi elettrici dolorosi, tramite tramite le cuffie in-ear, direttamente al cervello. “In Fear” replica istericamente, così come faranno in maniera quasi insostenibile “Cold.Metal.Place” ed “Erasure Scan”, la cadenzata e percussiva “Last One’s Left” fino al corto circuito strumentale “Back Inside The Glass”. Un attacco asfissiante che trova in un riffing ricercato, contorto e all’avanguardia – immaginate una collaborazione tra Bein Weinman dei The Dillinger Escape Plan e Joshua Travis degli Emmure – il perfetto alleato per quella macchina industrial che pulsa e stritola corpo, cervello e apparato uditivo nelle mani dell’onnipresente Eric ‘Shade’ Balderose. Perché è proprio la presenza delle macchine – synth, percussioni digitali, rumoristica – a fare da collante con la seconda anima dei Code Orange, fronteggiata con naturalezza da Reba Meyers che tra il fantasma dei Nine Inch Nails ed echi grunge, alternative e nu-metal regala una visione più suadente, orecchiabile ed accattivante restando cruda, malata ed intrigante sin nel profondo. “Who I Am”, “Sulfur Surrounding”, “The Easy Way”, “Autumn And Carbine” sono pause necessarie tra i frammenti di caos e le esplosioni sopra descritte, lontane anni luce ma allo stesso tempo misteriosamente interconnesse in una visione d’insieme tanto vivida e lucida da lasciare a bocca aperta. Perché va detto, “Underneath” è un gran disco proprio perché riesce ad essere profondamente bilanciato nella sua dualità e assolutamente a fuoco nel suo concept doloroso ed alienante, che va scoperto con svariati ed attenti ascolti. Leggendo tra i collaboratori è da citare il lavoro di Nicole Dollanganger, artista tormentata che ha lavorato con Grimes e Full Of Hell, e del leggendario Chris Vrenna (Nine Inch Nails, Marilyn Manson) che ha probabilmente insegnato qualche trucco a Balderose, tanto da far respirare quell’aria di classico istantaneo che potrà riportare agli anni ’90 chi li ha vissuti, tra industrial, alternative e l’Era d’Oro di Roadrunner Records.
“Underneath” è una raccolta ambiziosa, densa, difficilmente catalogabile, da consumare e da cui farsi consumare ascolto dopo ascolto, che spara i Code Orange lontanissimo dai pur talentuosi colleghi coetanei (Vein, Knocked Loose) e dove potete riporre, certi di essere ripagati, tutta la vostra apertura mentale.

TRACKLIST

  1. (deeperthanbefore)
  2. Swallowing the Rabbit Whole
  3. In Fear
  4. You and You Alone
  5. Who I Am
  6. Cold.Metal.Place
  7. Sulfur Surrounding
  8. The Easy Way
  9. Erasure Scan
  10. Last Ones Left
  11. Autumn and Carbine
  12. Back Inside the Glass
  13. A Sliver
  14. Underneath
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