7.0
- Band: COFFIN FEEDER
- Durata: 00:35:11
- Disponibile dal: 25/04/2025
- Etichetta:
- Listenable Records
Si scrive Coffin Feeder, ma si può quasi leggere Aborted. Questa, in buona sostanza, la natura di “Big Trouble”, primo full-length (dopo un paio di EP rilasciati a stretto giro nel 2022) del progetto guidato dal frontman Sven de Caluwé.
Spalleggiata da alcune vecchie conoscenze del circuito death/grind/hardcore belga, con membri di Leng Tch’e e Fleddy Melculy (fra gli altri) a completare la line-up, la mente dietro a dischi come “Retro Gore”, “Mania Cult” o il recente “Vaults of Horror” torna a farsi viva sul mercato con un lavoro che non suona troppo distante da questi ultimi, riprendendone l’ossatura per poi sviluppare un discorso più groovy, ignorante e scanzonato, sulla scia di un concept ispirato all’universo delle pellicole action/horror degli anni Ottanta e Novanta.
Insomma, se è vero che l’abito fa il monaco, lo sgargiante e sanguinoso artwork a cura di Dan Goldsworthy (Corpsegrinder, Inhuman Condition, Jasta), potpourri di citazioni ai vari “Cobra”, “Essi vivono” e “Predator”, non può che essere la migliore introduzione possibile a questi trentaquattro minuti di death metal moderno e studiato probabilmente per corroborare una sessione di allenamento in palestra, per un ascolto che – coerente alla natura dell’operazione – intrattiene senza sforzarsi di essere qualcosa che non è.
Musica semplice (sebbene il quoziente tecnico non sia ovviamente dei più elementari) che scorre fra assalti concitati, breakdown dinamici e puntinature epico-atmosferiche derivanti sia dall’utilizzo di sample cinematografici, sia di soluzioni black metal a richiamare appunto quanto fatto dagli Aborted nell’ultimo decennio, con la timbrica inconfondibile di ‘Svencho’ a trasmettere un senso di familiarità e – soprattutto – affidabilità circa il contenuto della tracklist.
È un intrattenimento che non scade mai nel piattume di sottofondo, quello messo in piedi dal quintetto fiammingo in questi solchi: un cocktail che, pur non potendosi confrontare direttamente con un “Vaults…” o con il meglio della produzione di gruppi analoghi come Benighted, Cattle Decapitation e Despised Icon, non lesina certo in riff efficaci e soluzioni accattivanti, a conferma della cura riposta in questo sfoggio di spacconate hollywoodiane (“Remember when I said I’d kill you last? I lied!”) e brutalità extreme metal.
Un qualcosa di indubbiamente più avvincente e spontaneo di tanto, troppo death-core contemporaneo, e che fra una “Porkchop Express”, una “If It Bleeds” e una “A Good Day to Die” si può dire caschi a fagiolo con il bisogno di evasione della primavera.
