6.0
- Band: COFFIN ROT
- Durata: 00:35:00
- Disponibile dal: 20/09/2024
- Etichetta:
- Maggot Stomp
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Evidentemente, nel panorama underground death metal contemporaneo, i fabbri non sono mai abbastanza. Per ogni vera e propria rivelazione, vi è infatti una schiera di band che, più o meno consapevolmente, colpisce duro senza fare troppe riflessioni, badando più alla sostanza che all’estro.
In questo senso, “Dreams of the Disturbed”, il secondo album dei Coffin Rot, è un’opera che incarna perfettamente la tensione tra la passione e il talento. Questa band statunitense a tratti sembra infatti avere tutta la volontà di spingersi oltre i propri limiti, ma forse non sempre le capacità tecniche e compositive riescono a tenere il passo con le sue ambizioni.
Uno degli aspetti più apprezzabili di “Dreams of the Disturbed” è l’impostazione del riffing, che mostra una discreta gamma di variazioni lungo buona parte della tracklist. Il gruppo attinge principalmente dalla vecchia scuola floridiana, provando a reinterpretare certi classici con uno spirito che ricorda il recente operato degli Skeletal Remains; riff affilati, qualche intervento di chitarra solista che ricorda – alla lontana – certi esperimenti del primo Schuldiner e un buon lavoro di doppia cassa da parte del batterista. A ciò si aggiungono quindi alcuni spunti più groovy e primitivi: in particolare, i rallentamenti all’interno di certe tracce evocano i suoni massicci e quasi cavernosi di band come Cianide e Benediction, innescando derive che riescono a spezzare il ritmo e a destare l’interesse dell’ascoltatore evitando di scadere nella monotonia.
Nonostante questa buona varietà a livello di impronte, il disco fatica tuttavia a emergere in modo significativo. La doppietta di partenza riesce a smuovere con un’energia che promette piuttosto bene, tuttavia, man mano che si procede nella tracklist, l’interesse iniziale tende a dissiparsi, lasciando spazio a composizioni che, pur non essendo del tutto prive di meriti, si assestano su coordinate piuttosto standard e prevedibili, con riff mai davvero memorabili e un’interpretazione vocale nella norma. È un death metal onesto, suonato con convinzione, ma che non riesce a trovare quel guizzo di ispirazione che potrebbe distinguerlo in un panorama musicale affollato.
Dopo una parte centrale senza grandi sussulti, l’album si conclude con la più efficace “Predator Becomes Prey” e con “The Howling Man”, una traccia che si discosta leggermente dal resto del materiale, esplorando territori più doom, con un minutaggio più ampio e una maggiore attenzione a trame sonore torve e dolenti. Questo esperimento, sebbene apprezzabile, non riesce comunque a riscattare completamente il lavoro, che nel complesso risulta godibile ma certo non eccelso.
“Dreams of the Disturbed” non è dunque un capitolo discografico che si possa definire inascoltabile, ma non offre nemmeno momenti che spiccano per verve e talento compositivo. È un disco che si lascia ascoltare, prodotto da musicisti che mettono tutta la loro passione nel progetto, ma che forse non hanno ancora trovato una voce veramente distintiva all’interno del genere. Il fatto che l’album esca per Maggot Stomp, e non per etichette più blasonate come Profound Lore o 20 Buck Spin, è forse indicativo del suo posizionamento nel mercato: un lavoro indirizzato principalmente ai completisti dell’underground, piuttosto che a chi cerca una nuova voce realmente autorevole nel death metal contemporaneo.
