8.0
- Band: COFFINWORM
- Durata: 00:43:15
- Disponibile dal: 10/05/2010
- Etichetta:
- Profound Lore
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Con molta calma e grandissime capacità di scouting, la Profound Lore sta lentamente ma inesorabilmente assurgendo al ruolo di etichetta leader del movimento estremo underground. Sono pochissime infatti le etichette che nel loro roster possono vantare fuoriclasse del calibro di Altar Of Plagues, Hooded Menace, Stargazer, Alcest e i qui presenti Coffinworm! Il quintetto di Indianapolis si era già posto all’attenzione degli addetti ai lavori con il demo “Great Bringer Of Night”, dove il loro sound a cavallo tra black e sludge doom iniziava a prendere forma. Ora, con l’uscita del debutto “When All Became None”, i nostri si pongono immediatamente alla testa di quella new wave dello sludge americano che attinge a piene mani dal black di matrice scandinava! In pratica i Coffinworm si inventano l’anello mancante tra gli EyeHateGod ed i Darkthrone di metà carriera, dimostrando delle capacità compositive decisamente fuori dal comune ed una maturità che mai ci si aspetterebbe da un gruppo all’esordio. I sei brani dalla durata medio-lunga presenti nell’opera prima sono infatti uno più convincente dell’altro, a cominciare dall’opener “Blood Born Doom”, che fa capire subito dove la band vuole andare a parare: tempi spesso e volentieri mortiferi, attitudine “raw”, vocals al vetriolo e l’incredibile abilità nell’unire la sporcizia e la pesantezza dello sludge doom alla freddezza del black metal. “Start Saving For Your Funeral” è guidata da un riff memore degli Immortal ed è decisamente più vicina alla Norvegia che alla Louisiana, anche se il lungo finale è di matrice prettamente doom. I ritmi tornano a scendere in “Srtip Nude For Your Killer”, che si segnala soprattutto per il break centrale lentissimo e profondissimo, che evoca scenari da incubo. “Spitting In Infinity’s Asshole”, dopo una prima parte guidata da chitarre noisy e ridondanti, fa esplodere la sua furia nera mutuata dai Darkthrone e ci porta verso la sporchissima “High On The Reek Of Your Burning Remains”, vero e proprio punto di congiunzione delle varie anime dei Coffinworm, nella quale convivono le uniche parti di chitarra melodiche dell’intero lavoro e dissonanze al limite del noise tout court. La conclusione è affidata a “The Sadistic Rites Of Count Tabernacula”, song ingannatrice che inizia come up tempo black ma che ben presto si trasforma in un lento e marcissimo sludge da antologia! Produzione ed artwork estremamente grezzi ma ben congegnati aiutano molto nella creazione del Coffinworm sound, ma i cinque statunitensi verranno ricordati soprattutto per la loro proposta musicale assolutamente entusiasmante e che vale loro già da ora un posto tra i più alti nella classica top ten di fine anno di chi scrive. Straordinari!
