7.0
- Band: COLISEUM
- Durata: 00:46:00
- Disponibile dal: 30/04/2013
- Etichetta:
- Temporary Residence
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Parlare di un nuovo lavoro dei Coliseum richiede sempre un po’ di tempo in più del necessario. Serve innanzitutto disintossicarsi dal ricordo degli esordi della band, notoriamente all’insegna di un caustico punk-hardcore d-beat senza troppi fronzoli. Un sound portato sui palchi di mezzo mondo per un lustro abbondante e poi abbandonato quasi all’improvviso, senza grandi giri di parole. Molto rumore di fondo che ancora può ostacolare l’ascolto dei nuovi lavori del terzetto, il quale probabilmente ha ormai incontrato i favori di un pubblico nuovo, ma che, tuttavia, è evidentemente ancora materia di discussione fra vecchi fan e punk più oltranzisti. “Sister Faith”, come prevedibile, non compie grandi passi indietro: la base di partenza è quella di “House With A Curse”, ovvero un rock’n’roll venato di stoner, punk e noise, ruvido nelle chitarre ma quasi sempre attento alle melodie e alla forma canzone. La sfrontatezza d un tempo è quasi completamente sparita e, appunto, ciò non è proprio più una novità. I Coliseum cercano da tempo di mescolare nuovi colori con le tinte della loro musica, facendo spesso scorrere sensi di amarezza, malinconia e disincanto sulle corde della chitarra e sulla voce di Ryan Patterson. Un po’ Fugazi, un po’ Torche, un po’ Killing Joke, un po’ Black Sabbath, un po’, addirittura, Bruce Springsteen. Brani ritmati, ma di rado propriamente rabbiosi, dove la melodia e atmosfere disilluse hanno spesso un ruolo di primo piano – vedi le ottime “Love Under Will” o “Late Night Trains”. Paradossalmente, quando i Nostri provano a ricordarsi della loro vecchia vena punk e ad essere un po’ più diretti, come nell’incipit del disco, il risultato non appare dei migliori, con trame abbastanza scontate, se non addirittura forzate. I Coliseum sono cambiati, non sono più quella band che mescolava punk e Motorhead, e dovrebbero forse lasciar perdere del tutto anche quelle ormai fugacissime strizzate d’occhio al passato. “Sister Faith” per questo motivo risulta un pochino incostante: fresco e audace in larghi tratti, quasi ruffiano in certi altri episodi. Nel complesso, lo troviamo un’opera comunque più che gradevole, ma riteniamo che i ragazzi statunitensi possano fare ancora di meglio. Basta un ultimo pizzico di coraggio.
