COLTSBLOOD – Ascending Into Shimmering Darkness

Pubblicato il 07/07/2017 da
voto
7.0
  • Band: COLTSBLOOD
  • Durata: 00:52:44
  • Disponibile dal: 21/04/2017
  • Etichetta: Candlelight
  • Distributore: Audioglobe

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A tre anni di distanza dal buon debutto “Into The Unfathomable Abyss”, tornano i Coltsblood, con un nuovo batterista (Jay Plested, già visto nei doomster Black Magician). Il comeback del trio inglese estremizza quanto fatto in passato, portando la componente sludge molto più prossima al funeral doom, specie nelle vocals abissali e dalla lentezza qua a livelli molto più spinti. Ma c’è molto di più: quando sembriamo inghiottiti dalle profondità più estreme (“Mortal Wound”) ecco partire un black metal tiratissimo, glaciale e tagliente, che colpisce l’ascoltatore come una valanga d’odio, per poi tornare ad un doom/sludge, per concludersi in un crescendo che alterna un midtempo in odore di thrash ed un black metal che richiama vagamente la scuola Nidrosian (che ha tante similitudini con la più recente scena inglese). Il continuo cambio tra atmosfere opprimenti e sfibranti con panorami sonori più violenti e tirati, costituisce l’anima del sound di questo “Ascending Into Shimmering Darkness”: lo sbalzo di sensazioni trasmesse all’ascoltatore è spiazzante e spesso colpisce con ferocia inaudita o con una desolante sensazione di vuoto. Non mancano episodi dove la lentezza regna sovrana (“Ever Decreasing Circles”) e rende più omogeneo il risultato complessivo, come nella complessiva “The Final Winter” dove i Coltsblood ci regalano più di tredici minuti di puro, angosciante e soverchiante funeral doom. Potremmo dire che i tre pezzi più lunghi del disco, quelli in cui la band di Liverpool si concentra principalmente su un unico genere, risultano più convincenti e meglio strutturati, ma sono anche quelli in cui manca il guizzo di originalità, mentre i brani in cui alternano la lentezza esasperata a velocità massacranti risultano più interessanti, ma i passaggi di tempo sono a volte troppo repentini e danno l’impressione di qualche piccola lacuna in fase di arrangiamento. Sono, comunque, difetti assolutamente perdonabili che non vanno a inficiare la qualità complessiva del disco che, seppure possa essere appetibile solo agli amanti del doom più estremo, risulta comunque un ottimo lavoro. Certo, un pizzico di originalità rispetto al debut, manca: forse perché ormai conosciamo la band o forse perché il genere a cui i Coltsblood si richiamavano (da quello dei conterranei Dragged Into Sunlight ai lavori degli americani Wolvhammer) cede qua il posto ad una componente più fortemente funeral che, per quanto di alto livello, non regge il confronto con le uscite che questo 2017 ci ha regalato fin qua (Funeralium, Loss e Until Death Overtakes Me e Imperceptum su tutti). Resta comunque un disco di alto livello, che ammalierà i doomster più estremi.

TRACKLIST

  1. Ascending Into Shimmering Darkness
  2. Mortal Wound
  3. The Legend Of Abhartach
  4. Ever Decreasing Circles
  5. The Final Winter
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