COME BACK FROM THE DEAD – The Rise Of The Blind Ones

Pubblicato il 19/09/2019 da
voto
7.5
  • Band: COME BACK FROM THE DEAD
  • Durata: 00:32:24
  • Disponibile dal: 13/09/2019
  • Etichetta: Transcending Obscurity
  • Distributore:

Prendete un frullatore, di quelli vecchi però; rumoroso, traballante, per il quale è indispensabile affrancare la propria mano al tappo superiore per evitare pericolose esplosioni. Fatto? Perfetto. Agguantate una bella manciata di Entombed, Autopsy, Discharge e mettete il tutto nel contenitore; date una spruzzatina velenosa di thrash, chiudete e pigiate con aggressività il tastone ‘on’. La poderosa miscela prodotta avrà le sembianze di un qualcosa tanto truculento quanto efficace. Direttamente dalla Spagna, tornano in pista (mai nome fu più azzeccato) i Come Back From The Dead con la loro mistura di death/crust/thrash, in grado di macinare riff e ritmi old-school senza essere risucchiati nel pericoloso vortice del ‘già sentito’. Anzi, quanto già di buono espresso nel primo album “The Coffin Earth’s Entrails” (2014) e nel successivo EP “Caro Data Vermibus” (rilasciato due anni fa), viene ulteriormente avvalorato nel qui presente “The Rise Of The Blind Ones”: trentadue minuti in cui la parola tregua viene allegramente messa in un angolo in favore di un’autentica furia acida e corrosiva, scatenata dal drum kit dell’ex Machetazo Marcos, dal tappeto chitarristico di Hector e Miguel, dalla decadente pesantezza del basso di Iago, ma soprattutto dall’ugola rabbiosa e cinica del singer Paul. Una tempesta comunque ben calibrata, che raccoglie nel suo globale turbinio assoli ricercati, cambi di ritmo efficaci e coinvolgenti; insomma, nulla è lasciato al caso o, più semplicemente, non è il classico full-length da pilota automatico.
Scendendo nelle viscere di “The Rise Of The Blind Ones”, si nota pure una certa versatilità tra i dieci brani scaraventati nei padiglioni auricolari dell’ascoltatore: l’intro doom di “Outcast Of The Light” è solo il preludio alla violenta sassaiola che colpisce di soprassalto, supportata dagli ipnotici riff sguinzagliati dalla coppia iberica dedita alle sei corde. E se “Martyr Of A Gruesome Demise” richiama le note morenti, a tratti melodiose, riversate a suo tempo in terra svedese, è un pugno borchiato di thrash, quello che ci colpisce in pieno volto durante “Restless In Putrescence”. Una complementarietà che si palesa nuovamente nel doppio episodio di “Jugular”: più declinante e aspro il primo, dalle tinte crust-punk il secondo. Tratti somatici che vengono riassunti nell’articolata “Nebulaes Of Malevolent Shining” prima che un nuovo assalto all’arma bianca venga sbrodolato con “Darkness Abonimations”. Gli spagnoli sanno il fatto loro e, in poco meno di tre minuti, ci trapanano le tempie con un riff zanzaroso salvo poi tuffarsi in territori più lerci e gravosi (“Lick My Hands Wild Beasts”).
Una dose tempestosa di vecchia scuola, riproposta in una veste comunque originale: è questa la marcia in più della band di La Coruna. La salsa iberica in formato death è di quelle buone, appetitose, da strafogo. Prendetene e mangiatene tutti.

TRACKLIST

  1. Outcast Of The Light
  2. Martyr Of A Gruesome Demise
  3. Restless In Putrescence
  4. Jugular I - Heretic Impaler
  5. Jugular II - The Altar Of Your Neck
  6. Nebulaes Of Malevolent Shining
  7. Darkness Abominations
  8. Lick My Hands Wild Beasts
  9. Dead March
  10. Possessed By The Death
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